sabato 15 dicembre 2012

Inchiesta parco eolico Borgia


Inchiesta parco eolico Borgia: PM chiede 35 rinvii a giudizio




La notizia è importante perché l'Anemos che vuole il parco eolico di Borgia - cittadina confinante con Girifalco - è una delle ditte del gruppo Speziali e Sgromo, così pure l'architetto Cristofaro di cui leggete nella notizia come progettista di questo parco eolico, è un uomo del medesimo gruppo. 

Il gruppo Speziali-Sgromo partecipa tramite due suoi rappresentanti alla riunione di ndrangheta a casa del noto boss Anello di Filadelfia, unitamente al rappresentante della famiglia Mazzei, sempre operante nel movimento terra, ed unitamente al boss di ndrangheta Iannazzo da Sambiase, detto Cafarone, colui che è stato intercettato da Genchi al telefono con il Procuratore Aggiunto di Catanzaro, Salvatore Murone, alla vigilia di una sentenza per associazione mafiosa che lo riguardava.
Di recente tutto il patrimonio del gruppo Mazzei è stato messo sotto sequestro dai ROS, che significa Reparti Operativi Speciali, che possono essere Sonnecchianti o Svegliati, dei Carabinieri in quanto diramazione del Potente clan di ndrangheta della famiglia Mancuso di Limbadi, gli amorucci del senatore Chiappe d'Oro.
Intellettuali Laureati Precari 


CN24
14 dicembre 2012





Il rinvio a giudizio di tutti gli indagati è stato chiesto oggi, al termine della requisitoria del pubblico ministero nell'ambito dell'udienza preliminare seguita all'inchiesta su presunti illeciti connessi ala realizzazione del parco eolico di Borgia, nel catanzarese. Il giudice, Livio Sabatini, ha infine rinviato al prossimo 5 febbraio per l'inizio delle arringhe difensive. L'inchiesta ha coinvolto 35 persone, accusate, a vario titolo, di abuso d'ufficio e falso, fra le quali imprenditori, progettisti, funzionari dei vari Comuni interessati dal progetto ed i componenti del Nucleo Via (Valutazione impatto ambientale) della Regione Calabria. Questi ultimi, in particolare, secondo l'accusa avrebbero dato il loro parere favorevole ad un progetto che non aveva i necessari requisiti, e sarebbe stato oltre tutto costellato di falsità. Il progetto, più in dettaglio, presentato dalla "Borgia wind srl" per costruire un parco eolico a cavallo tra i territori di Borgia, Girifalco, San Floro, Squillace, Cortale e Maida.
Adesso rischiano il processo: Rosa Cavaliere, amministratore unico e legale rappresentante della srl "Anemos", nonché rappresentante legale della srl "Borgia Wind" che ha progettato il parco eolico "Borgia 1"; Antonio Bonfiglio, progettista del parco eolico "Borgia 1"; Giuseppe Graziano, all'epoca dei fatti dirigente generale del Dipartimento regionale Politiche dell'ambiente e componente del nucleo Via che nelle sedute del 21 settembre 2007 e del 28 maggio 2010 ha rilasciato pareri favorevoli sulla compatibilità ambientale del progetto del parco eolico presentato dalla "Anemos".
Giovanni Ricca, segretario generale dell'Autorità di Bacino regionale; Salvatore Curcio, Antonino Genoese, Vincenzo Iacovino, Vittaria Imeneo, Egidio Michele Pastore, Annamaria Ranieri, Raffaele Suppa, Domenico Vasta, e Massimo Zicarelli, tutti componenti del nucleo Via riunito il 21 settembre 2007; Rocco Cristofaro, autore del progetto definitivo per conto della "Anemos"; Francesco Edoardo Attanasio, Nicoletta Boldrini, Massimo Bonanno, Donatella Cristiano, Stefano Curcio, Rocco De Luca, Antonino Demasi, Orlando Raffaele Mamone, Andrea Pasquale Maradei, Attilio Mazzei, Clemente Migliorino, Giovanni Misasi, Cosimo Tallarino, tutti (insieme ai già citati Iacovino e Ranieri) componenti del Nucleo Via riunitosi nella seduta del 28 maggio 2010; Sebastiano Valentino, Pietro Danieli, Ubaldo Bertucci, il primo responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Borgia, il secondo e il terzo componenti dello stesso ufficio; Francesco Sacco, all'epoca dei fatti assessore ai Lavori pubblici del Comune di Borgia; Giuseppe Ferraro, responsabile del procedimento e presidente della conferenza dei servizi riunitasi sul progetto "Borgia 1" il 17 marzo 2008; Giovanni Cocerio, responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di San Floro; Antonio D'Amico, responsabile dell'area tecnica del Comune di Maida; Natale Amantea, sindaco di Maida.


http://www.cn24.tv/news/60413/inchiesta-parco-eolico-borgia-pm-chiede-35-rinvii-a-giudizio.html?fb_action_ids=4610907484188&fb_action_types=og.recommends&fb_source=other_multiline&action_object_map=%7B%224610907484188%22%3A422084751190323%7D&action_type_map=%7B%224610907484188%22%3A%22og.recommends%22%7D&action_ref_map=%5B%5D

domenica 9 dicembre 2012

Il Boss vuole vedere Gasparri.



‘NDRANGHETA: Il Boss vuole vedere Gasparri.





ARTICOLO di LUCIO MUSOLINO.

Pantaleone Mancuso, boss pluriomicida, capo dell’omonima famiglia di ndrangheta e cliente prediletto del Pittello da Limbadi, vuole incontrare Gasparri.
Qualche foto da mostrare? Il paesaggio di Capo Vaticano?
Qualche viuzza della periferia romana col traffico umano che la caratterizza?
L’asse con le toghe dalle chiappe d'oro buccicanti da Lamezia a Ndranghetanzaro?

Il migliore amico di Gasparri, l’ex sindaco di Catanzaro Traversa (‘u patruni dei falsificatori di mappe), era invitato?

Intellettuali Laureati Precari 



Non è ancora chiaro se nel 2001 l’ex ministro delle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri abbia incontrato il boss Pantaleone Mancuso a Vibo Valentia. Quello che è certo, invece, è che un uomo della ‘ndrangheta Giuseppe Corsaro, vicinissimo al capo della cosca di Limbadi, il 21 aprile 2001 avrebbe ricevuto il compito di recarsi a Vibo e prelevare il senatore del Pdl per accompagnarlo a pranzo dal boss. Se poi Gasparri e Mancuso si siano incontrati, i carabinieri che hanno condotto l’inchiesta “Minosse 2” non sono riusciti a dimostrarlo.

L’attività investigativa ha però appurato che quel giorno l’ex ministro si trovava a Vibo e ha pernottato nell’Hotel 501. Le fasi dell’indagine sono state ripercorse in aula dal luogotenente dell’Arma, Nazario Lopreiato, sentito nel corso del processo Minosse 2 che si sta celebrando a Vibo Valentia. A darne notizia è stato il quotidiano Calabria Ora, riportando la deposizione dell’ufficiale sentito dal sostituto procuratore Simona Rossi. In particolare, l’investigatore ha spiegato che la circostanza era stata appresa grazie ad alcune intercettazioni nelle quali lo stesso imputato, Giuseppe Corsaro, avrebbe fatto riferimento all’incarico che gli era stato affidato dal boss Pantaleone Mancuso.


Lucio Musolino, Il Fatto Quotidiano, 30 novembre 2012, p. 7.











L’accoglienza calabrese per Gasparri


L’accoglienza calabrese per Gasparri:
prima il comizio poi a pranzo dal boss





Le 'ndrine che dominano sull'eolico di Girifalco ed il sen. Maurizio Gasparri, titolare di una quota d'oro (e non è d'oro solo quella) presso il Consiglio Superiore della Magistratura e fratello del vice-comandante dell'Arma dei Carabinieri.

Intellettuali Laureati Precari 



A Vibo Valentia era tutto pronto per accogliere l'allora deputato di An. Per un imprevisto il programma saltò ma l'antimafia di Catanzaro l'ha ricostruito.



Prima un comizio nella piazza del paese, poi il pranzo a casa del boss che avrebbe garantito il suo appoggio elettorale. A Limbadi, piccolo centro della provincia di Vibo Valentia, sembra che tutto fosse pronto per accogliere il deputato. Ma qualcosa, quel giorno, non andò per il verso giusto e la cosca dovette rivedere tutti i suoi programmi. Pure l’onorevole, a quanto pare. Il boss è Panataleone Mancuso, uno dei più potenti uomini della ‘Ndrangheta. Il parlamentare, invece, èMaurizio Gasparri, oggi capogruppo del Partito di Berlusconi a Palazzo Madama e ras degli uomini di An in Calabria. Il racconto è agli atti dell’operazione Minosse 2, condotta tra il 2000 e il 2003 dai Carabinieri di Vibo Valentia e coordinata dalla Dda di Catanzaro. La prima udienza del processo c’è stata solo lo scorso 23 giugno, subito aggiornata a ottobre. Ma l’apertura del dibattimento ha reso disponibili tutti i documenti.


“Domani mattina devo andare a prendere a Gasparro a Vibo che deve fare il comizio alle 11:00, mi ha mandato zio Luni, e allo zio Luni non posso dirgli di no, chiaro!”. Giuseppe Corsaro è un ‘picciotto’ della cosca, un fedelissimo di Pantaleone Mancuso, lo “zio Luni” di cui parla. Nella sua auto, una Renault Clio, i Carabinieri hanno piazzato da tempo una cimice che offrirà numerosi elementi utili alle indagini. E’ il 21 aprile 2001 quando racconta del suo impegno “elettorale” per il giorno dopo alla fidanzata: “Io lo devo andare a prendere alle 09:00 e portarlo a Limbadi, poi mangia a casa di zio Luni, e lo accompagna zio Luni poi… che zio Luni deve andare a Gioia, altrimenti sarebbe andato lui personalmente a prenderlo a Vibo…”. Secondo il racconto, Pantaleone Mancuso il giorno dopo avrebbe dovuto trattare l’acquisto di una partita di 100 chili di cocaina in arrivo nel porto di Gioia Tauro. Siamo nel pieno della campagna elettorale che riporteràSilvio Berlusconi a Palazzo Chigi: Maurizio Gasparri è capolista di An nella circoscrizione che abbraccia tutto il territorio regionale e risulterà l’unico eletto per il suo partito nel proporzionale. I colloqui intercettati nell’auto di Corsaro, un voluminoso materiale che i Carabinieri si spingono a definire “confessioni”, spiegano come in quei giorni la cosca si stesse adoperando per far votare l’attuale capogruppo al Senato del Pdl: “Già è tutto programmato, già stanno preparando i voti e tutto!..” dice Peppe, un amico del ‘picciotto’, che aggiunge “Vi parate… giusto quanto parli… finisce di parlare… adesso te ne puoi andare”. Una frase che secondo i militari dell’Arma “è diretta alla personalità politica e che il comizio è solo una copertura per gli eventuali voti che saranno destinati al candidato in discussione”. “Tanto lo sappiamo chi sale già” chiosa Giuseppe Corsaro, sempre al volante della sua Clio.

L’imprevisto. Il giorno dopo, il 22 aprile 2001, Pantaleone Mancuso effettivamente parte alla volta di Gioia Tauro. Sulle sue tracce ci sono i Carabinieri del Ros di Catanzaro, incaricati dalla Dda dopo le parole intercettate nell’auto di Corsaro. “Dopo circa un centinaio di metri, i due, probabilmente vistisi seguiti, repentinamente effettuavano inversione di marcia facendo perdere le tracce” scrivono i Carabinieri. Che aggiungono: “Quel giorno, il porto di Gioia Tauro pullulava di FF.OO. a seguito di una visita istituzionale presso la Capitaneria di Porto”. L’affare non si concluse e, addirittura, la nave che trasportava l’ingente carico di droga cambiò repentinamente la rotta a largo di Tropea e si diresse verso il porto di Salerno. Gasparri, invece, quel giorno a Vibo c’era davvero, anche se le sue iniziative elettorali pubbliche previste erano a Crotone. Praticamente, a due ore e mezza di macchina. “ Gli accertamenti esperiti hanno consentito di accertare che: effettivamente l’onorevoleMaurizio Gasparri il 22.04.2001 alloggiava presso l’Hotel 501 di questa città; aveva impegni elettorali a Crotone; Giuseppe Corsaro non si è portato in Vibo Valentia per l’intera giornata” si legge nelle relazioni dell’Arma. Quel giorno, a quanto pare, il comizio non ci fu e, probabilmente, neppure il pranzo a casa del boss. Pantaleone Mancuso, inoltre, interrogato sul presunto appoggio elettorale a Gasparri, ha detto di non essersi mai occupato di politica in vita sua. Ma nella stessa deposizione ha pure negato di essere un mafioso. Secondo la Dda di Catanzaro e di Salerno, invece, Pantaleone Mancuso è uno dei vertici della potente famiglia Mancuso, “il clan finanziariamente più potente d’Europa” per l’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Lumia. Uno capace di “ condizionare le scelte amministrative di Comuni di loro interesse” di “avvicinare Giudici, al fine di ‘aggiustare’ processi, e rappresentanti della Forze dell’Ordine al fine di ottenere benefici di vario tipo” di stringere “rapporti con personaggi che apparterrebbero a ‘logge massoniche’ (di cui farebbe parte Mancuso Pantaleone, cl.’47)” si legge nelle carte dell’operazione “Dinasty 2-do ut des”.

Resta da capire perché Giuseppe Corsaro, che nella stessa intercettazione indica agli investigatori, con dovizia di particolari, l’arrivo di un grosso carico di droga, si sarebbe dovuto inventare di sana pianta l’incontro con Gasparri. Quel che è certo, è che Alleanza Nazionale nella provincia di Vibo incassò due punti percentuali in più di quanto raccolto nelle altre province della Calabria. Ed è certo pure il fatto che Corsaro per i Carabinieri “ è credibile”. “Non si dimentichi – scrivono i militari – che le ‘confessioni’ del Corsaro si innestano in un contesto ben più ampio, grazie alle quali sono stati sequestrati, nell’ambito dell’operazione Minosse consistenti partite di droga. La sua attendibilità è stata provata”.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/04/laccoglienza-calabrese-per-gasparri-prima-il-comizio-poi-a-pranzo-dal-boss/56595/



Minosse 2


Catanzaro: rinviati a giudizio 13 presunti esponenti del clan Mancuso






Per le ndrine dell'aristocrazia criminale italiana una badante ad hoc presso il tribunale di Catanzaro: la cosca Limbadi - Chiappe d'Oro, da Buccico alla famiglia Mancuso.
'U zzu Turi Cafarone, aggiunto o disgiunto, si prenota per essere processato da lei.

Intellettuali Laureati Precari 

http://www.newz.it/2010/04/22/catanzaro-rinviati-a-giudizio-13-presunti-esponenti-del-clan-mancuso/36161/

Catanzaro. Sono stati tutti rinviati a giudizio le tredici persone finite nelle maglie dell'operazione "Minosse 2", che ha colpito alcuni dei presunti membri della cosca Mancuso, i cui interessi criminali hanno origine nel territorio di Limbadi, nel vibonese.

I soggetti finiti sotto processo in seguito alla decisione assunta dal Gip della Direzione Distrettuale Antimafia, Maria Rosaria Di Gerolamo, sono accusati di aver commesso reati legati alle armi, estorsioni e sostanze stupefacenti.

Il giudizio si celebrerà presso il Tribunale di Vibo Valenzia a partire dal prossimo 23 giugno e sul banco degli imputati vi saranno: Pantaleone Mancuso, 62 anni, di Vibo Valentia; Giuseppe Corsaro, 32 anni, di Limbadi; Salvatore Cuturello, 40 anni, di Limbadi; Maurizio Gillotta, cinquantenne maresciallo dei Carabinieri in pensione, di Catania; Agostino Papaianni, 58 anni, di Ricadi; Giuseppe Zerbonia, 35 anni, di Vibo Valentia; Mariano Mancuso, 29 anni, di Limbadi al pari di Domenico Mancuso, 30 anni; Francesco Mancuso, 52 anni, Giuseppe mancuso, 32 anni, Salvatore Mancuso 38 anni e Michele Mancuso.


Pittello Limbadi difensore della Brulli - International Power.



I telefonini dei Buccicantes di Catanzaro. 

Pittello Limbadi difensore della Brulli - International Power.


30 ottobre 2012
Dalle perizie dell’archivio Genchi
ANTONIO MASSARI
CATANZARO 
Il signor Salvatore Domenico Galati non è mai stato eletto senatore né deputato. Eppure i magistrati, per analizzare una parte dei suoi tabulati telefonici, dovrebbero chiedere l’autorizzazione del Parlamento. E non si tratta di un caso isolato. Com’è possibile? Semplice. È sufficiente che la sua scheda telefonica sia intestata a un parlamentare. E dalle perizie del consulente informatico Gioacchino Genchi, oggi al vaglio del Copasir, vien fuori che un solo senatore della Pdl - Giancarlo Pittelli - ha attivato tra il 2001 e il 2006 ben 12 schede sim. «Pittelli – scrive Genchi nel 2007 – non può aver utilizzato, da solo, tutte le utenze che abbiamo elencato (…). Le utenze di Pittelli sono risultate in contatto con batterie di cellulari utilizzati per delle azioni pluriomicide e addirittura rinvenuti sul luogo di delitti ». Un motivo c’è. «Pittelli esercita la professione di avvocato penalista», continua Genchi, ma il punto è un altro: «Nel momento in cui Pittelli diviene soggetto passivo dell’azione penale, il divieto di qualunque indagine telefonica si è esteso di diritto a tutte le utenze che possono essere state da lui utilizzate, in modo diretto o indiretto». È il caso, appunto, di Salvatore Domenico Galati, che nulla c’entra con gli omicidi, ma avrebbe avuto un ruolo, secondo Genchi, in «operazioni bancarie assai sospette, per conto del Pittelli, con ingente movimentazione di valuta». Pittelli – che ha presentato le dimissioni (respinte) al Parlamento - è ora indagato dalla procura di Salerno, per corruzione in atti giudiziari, nell’ambito del «caso de Magistris». Nelle perizie di Genchi viene descritto come il «deus ex machina » d’una fuga di notizie che avrebbe danneggiato Poseidone. 

L’ex pm Luigi de Magistris l’aveva inquisito in «Why Not» e «Poseidone», prima che venisse trasferito, e perdesse le inchieste. La posizione di Pittelli – sul quale l’ufficio antiriciclaggio aveva espresso dei sospetti - è stata poi archiviata dalla procura di Catanzaro. Per la precisione: dai magistrati che, poi, sono stati indagati dalla procura di Salerno (anche) perché avrebbero favorito Pittelli. Ma non si tratta dell’unico elemento delicato emerso dalle perizie di Genchi. Uno strano filo rosso sembra collegare il «caso de Magistris all’inchiesta milanese sul caso Telecom e, quindi, allo scandalo dello spionaggio illegale. Nella perizia n°12 del 2007 Genchi punta l’attenzione anche su Salvatore Cirafici (che non risulta indagato), direttore Corporate Governance di Wind spa (il quale, per questa vicenda, avrebbe già querelato Genchi). Chi è Cirafici? Scrive Genchi: «Non esiste acquisizione di tabulati o richiesta d’intercettazioni (…) dirette alla Wind (…) che non venga portata a conoscenza della struttura aziendale diretta da Cirafici».

E Genchi scopre un fatto curioso: il telefono di Cirafici risulta in contatto con molti indagati (anch’essi archiviati) di Why Not e Poseidone: dall’ex piduista Luigi Bisignani a Lorenzo Cesa con la sua «Global Media» (società ritenuta da de Magistris il polmone finanziario dell’Udc). Contatti, sottolinea Genchi, «che poca attinenza paiono avere con le garanzie di riservatezza richieste alle funzioni esercitate da Cirafici». Non solo. Il telefono di Cirafici risulta in contatto con alcuni protagonisti dello scandalo spionistico Telecom, tra i quali Luciano Tavaroli e Marco Mancini. Un contatto telefonico non è certo reato. Ma perché Cirafici è in contatto con tanti indagati in Why Not? Infine: Genchi chiede i tabulati di un numero telefonico in contatto con Bisignani. La Wind risponde - per 9 volte in due anni - che «l’utenza non è presente in archivio». E alla fine una risposta si trova: era una «VPN», ovvero un’utenza molto delicata, tanto da non poter essere rinvenuta dallo stesso software Wind.


http://www1.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200902articoli/40638girata.asp

lunedì 29 ottobre 2012

Una Perizia ed un'ordinanza sfasate.



Vento e 'Ndrine. 
Il sequestro farlocco del Parco eolico di Girifalco e la Gimkana dei magistrati per nascondere la nullità radicale del procedimento di Montorsi&Co.





Siamo al 22 dicembre del 2010, data del sequestro del Parco Eolico di Girifalco.
Il gip di Catanzaro interessato si chiama DI GIROLAMO Maria Rosaria, è lei che emana l’ordinanza di sequestro. 

Di lì a poco lei stessa passerà alla Storia per aver sottoscritto trenta archiviazioni su trenta omologhe richieste della medesima Procura – il 100%!!! -, tutte in relazione all’inchiesta condotta dall’ex PM de Magistris e denominata “Toghe Lucane”.
Quest’inchiesta riguardava pesantemente anche un noto componente del Consiglio Superiore della Magistratura, BUCCICO Emilio Nicola, eletto provenendo dal Senato della Repubblica in quota Alleanza Nazionale, fortemente voluto dal senatore GASPARRI Maurizio. 

Il PM che richiederà l’archiviazione per il BUCCICO si chiama CAPOMOLLA Vincenzo, anch’egli passerà alla Storia della magistratura italiana per aver confezionato l’unico verbale d’interrogatorio tradottosi in un monologo shakespeariano dell’indagato: il BUCCICO stesso.
Neanche una domanda da fare al BUCCICO, le generalità imparate a memoria. Ma di questo riparleremo. 


La gip DI GIROLAMO, su richiesta della Procura, ordina il sequestro del Parco Eolico di Girifalco, eretto dalla società BRULLI di Reggio Emilia, nel cui progetto imprenditoriale – come in altre parti d’Italia, gli inquirenti lo sapranno di sicuro - succede in parte la INTERNATIONAL POWER.
Perché il sequestro? Quali le motivazioni? Le torri violano la distanza di 500 mt. dalle case; violazioni delle norme anti-sismiche; violazioni delle distanze da un altro parco eolico adiacente. 

Tre indagati: il geom. della BRULLI, geom. DIANA; l’ing. del Comune di Girifalco SABATINI Luigi, cugino della moglie dell’allora (ed oggi di nuovo) sindaco di Girifalco DEONOFRIO Mario, grande sollecitatore e progettista politico del parco eolico; il capo della BRULLI, MONTORSI Gianluigi.  
La BRULLI è alla prima esperienza in tema di parchi eolici, non ne ha mai costruiti prima. 

Ha però già fatto affari a Girifalco, sempre con sindaco DEONOFRIO, costruendo una centrale idroelettrica. MONTORSI è un esordiente nell’eolico insomma, ma che evidentemente dà alla “politica” locale una certa, richiesta “affidabilità”. 
Al 22 dicembre 2010, ed a seguire nel corso di tutto l’iter, avvocato della BRULLI nel procedimento di sequestro è l’avvocato e parlamentare ex PdL Giancarlo PITTELLI.

Difensore in sede penale di magistrati della Corte d’Appello di Catanzaro a Catanzaro (sic!) e di membri della famiglia MANCUSO di Limbadi, classificata come la più potente organizzazione mafiosa dell’Occidente quanto alle capacità finanziarie di cui dispone.

Nel libro di Edoardo MONTOLLI, Il caso Genchi. Storia di un uomo in balia dello Stato, a pagina 348 e ss., la serie di contatti telefonici di cui si dà conto evidenziano il legame, per la sua qualità, fra l’avvocato Giancarlo PITTELLI ed Emilio Nicola BUCCICO, in un momento topico della vicenda di criminalità giudiziaria avente come protagonisti diversi magistrati della Corte d’Appello di Catanzaro e nota come “caso de Magistris”. BUCCICO lui, che rese il PM CAPOMOLLA Vincenzo un provetto acusmatico dei suoi monologhi e la cui posizione in “Toghe Lucane” fu docilmente archiviata dalla gip Maria Rosaria DI GIROLAMO.
Quante nitide relazioni che emergono specie nel giorno in cui si stava per perquisire il cucchiaio di ogni pentolone che impasta le attività “extra-giudiziarie” dei magistrati di Catanzaro, l’ex - magistrato CHIARAVALLOTI Giuseppe.

Tutto normale fra i magistrati di Catanzaro.
Ma torniamo al 22 dicembre 2010, perché la Procura di Catanzaro ed il GIP DI GIROLAMO ne fanno una che è ancora più grossa dell’intero parco eolico sequestrato: dalla perizia redatta per conto della Procura da parte dell’ing. BIAMONTI e dalle motivazioni del sequestro scompaiono tutti i riferimenti alle mappe catastali false redatte dall’ingegnere Floriano SINISCALCO, falsificate per alterare le informazioni che venivano trasmesse ai cittadini interessati, che soprattutto sulle mappe a guisa di mappe catastali sono abituati a trattare le questioni relative ai propri terreni.

La firma su tali mappe false è però del SINISCALCO Loris, fratello del Floriano.

La scala riportata nelle mappe è atta ad alterare le distanze fra le torri e le case, che la legge fissa in un minimo di 500 metri: mentre la grandezza reale della rappresentazione delle mappe è 1:2000 la scala indicata dai SINISCALCO in calce alle mappe della BRULLI è 1:2500, per aumentare fittiziamente le distanze sulla carta. 
Circa 90 case sono state rimosse dalle mappe stesse per iniziativa unilaterale della BRULLI e dei SINISCALCO Floriano e Loris.

Vi sono altre evidenti manipolazioni della trasparenza e veridicità delle mappe, idonee al pari dei primi a rendere NULLO l’intero procedimento – quantomeno – perché viziato da un evidente reato di falso, ma che qui non menzioniamo. 


SINISCALCO Floriano è di più. Nato e residente a Girifalco, come i suoi due fratelli, è un funzionario della Provincia di Catanzaro, è un fedelissimo del deputato TRAVERSA Michele suo assuntore alla PROVINCIA, e a seguire dell’attuale emanazione politica di quest’ultimo presso la PROVINCIA stessa, cioè FERRO Vanda. 

Il gruppo politico di TRAVERSA Michele, come il BUCCICO Emilio Nicola, fa capo a livello nazionale al capogruppo del PdL al Senato, sen. GASPARRI Maurizio.
Quest’ultimo, in una visita di sostegno elettorale a Catanzaro, definisce il TRAVERSA Michele come “uno dei miei migliori amici”.
Il fratello maggiore dei SINISCALCO, Maurizio. è stato persino in contemporanea assessore alla Provincia di Catanzaro con la giunta TRAVERSA, per la precisione alla Pubblica Istruzione. 

Il SINISCALCO Floriano dunque è al contempo Funzionario della Provincia e Governatore dell’equipe che produce le mappe false (e non solo…), il tutto mentre la Provincia stessa è obbligata dalla legge a funzioni di controllo ed ha poteri vincolanti ed autorizzativi (Tutela sull’Ambiente) sugli impianti di energia alternativa, come parchi eolici e fotovoltaici, etc. 
SINISCALCO Floriano ha inoltre un curriculum di direttore dei lavori di tutto rispetto, sia presso la Provincia di TRAVERSA Michele e FERRO Vanda che presso i Comuni dove ha prestato precedentemente servizio, e fra essi Girifalco.

Veramente rilevante la tipologia ed i dati soggettivi delle imprese di calcestruzzo ed affini con le quali, in maniera costante, ha potuto misurare la sua professionalità. 
Ma anche qui vi rinviamo a prossimamente. 
Peccato peraltro che in questo contesto sia meglio anche non parlarvi della gip DI GIROLAMO e della sua visione della normativa sull’Ambiente. 
Siamo sicuri, ma sicuri sicuri questo si, che altrove si sta indagando anche su questo. 


SINISCALCO Floriano è inoltre a quel tempo responsabile dei lavori della nuova strada PROVINCIALE direttissima – oramai completata – che da LAMEZIA TERME conduce a GIRIFALCO e da GIRIFALCO sul versante Jonico.
Tale strada, da sempre voluta dall’Amministrazione PROVINCIALE di Catanzaro da TRAVERSA e suoi ammennicoli, ha il risultato oggettivo di rendere a dir poco appetibili ai gruppi del Cemento e Calcestruzzo, Movimento Terra e Giramento Lupara, tutti i terreni che la costeggiano. Casualmente. 
Ad oggi basta percorrerla e si vedono sorgere ai lati un’infinità di torri eoliche, disposte lungo tutti i Comuni che risultano attraversati da questa strada. 
E poi dicono che non pensano in grande!
Fra questi terreni, principalmente, i terreni di Girifalco dove vengono posizionate le torri del parco eolico, in spregio di ogni legge ed in spregio delle distanze, in spregio della Salute e dell’Ambiente, che nonostante la DI GIROLAMO, in quanto principi costituzionali (se non a Limbadi, nella Repubblica Italiana) hanno una ben definita valenza normativa. 
Insomma il sodalizio Provincia di Catanzaro – Brulli & Comune di Girifalco – Calcestruzzo & Madonna di Polsi, con una mano abbatte il valore di questi terreni posizionando le torri, rendendoli acquisibili a prezzi irrisori, con un’altra costruisce la strada che ne eleva il valore strategico e li rende appetibili, per l’espansione del calcestruzzo diretto dalla Colombia o dal Libano. 
Il tutto mentre su queste aree sta per calare inoltre il Piano Espansione Ndrangheta Territoriale: il Piano Strutturale Associato che riguarda molti paesi della zona e le loro aree di prossimo sviluppo. 
Aree dove l’accordo BRULLI-MONTORSI/DEONOFRIO Sindaco di Girifalco va a collocare le torri del Parco Eolico di Girifalco. 


Ma torniamo al sequestro, alla Procura di Catanzaro, alla perizia dell’ing. BIAMONTI, alla gip DI GIROLAMO.
Le domande cui rispondere a questa fase, 22 dicembre 2010, data del sequestro, sono le seguenti: 
1) Con una mano BIAMONTI, accompagnato nelle sue indagini campestri su Girifalco dal ROS dei Carabinieri di Catanzaro (particolare non irrilevante, specie per come si svolgerà in seguito l’intervento dei ROS di Catanzaro su una frazione oramai decotta – e solo su questa, stranamente – degli affiliati al clan Mancuso di Limbadi operanti su Lamezia Terme), decreta la violazione di distanze e le altre irregolarità, ma con l’altra mano non attribuisce rilievo – è da supporre neanche in punto di mera fattualità – alle mappe false e ad un’altra fittissima serie di elementi che comportano la NULLITÀ del procedimento autorizzatorio della BRULLI. 
Perché tanta sfrontatezza, mentre tutta l’Italia viene a sapere dall’Informazione che il Parco Eolico di Girifalco è un progetto illecito? Chi o cosa rende sicuro BIAMONTI che eviterà le manette? 



2) Fra le torri che non vengono sequestrate per violazione delle distanze c’è la torre C3, si dice cioè che questa torre non violi le distanze da alcuna casa abitata. La torre è però quella che viene inquadrata nel servizio di REPORT e che tutti possono agevolmente verificare: è in aderenza ad una casa che non solo risulta abitata all’epoca del procedimento ma addirittura è anagraficamente indicata come RESIDENZA, ossia prima casa. 
Altro che distanza di 500 mt., praticamente la casa di RESIDENZA giace sotto la proiezione al suolo delle eliche della Torre, com’è visibile nel servizio di REPORT!

DISTANZA NEGATIVA quindi. 


Dunque, come fanno i BIAMONTI, la Procura di CATANZARO, il gip DI GIROLAMO, dall’autunno del 2009, quando si redige la Perizia, al Natale del 2010 quando si sequestra il Parco, dopo che la vicenda era divenuta di dominio della Pubblica Informazione a non sequestrare quella Torre? Qual è il senso di quella evidente “disattenzione”?
In fondo finzione per finzione, finto sequestro per finto sequestro, una più o una meno…

Perché una perizia che esclude la C3 dalle torri che violano le distanze?
Qual è dunque il criterio selettivo – apparentemente bislacco – adottato dalla Procura di Catanzaro e fatto proprio dal gip Maria Rosaria DI GIROLAMO?
Va bene: eliminazione fraudolenta dalla Perizia, dalla richiesta di sequestro e dall’ordinanza di sequestro, di tutti gli elementi che comportano la NULLITÀ del procedimento, persino delle mappe false dei fratelli SINISCALCO (“mente” – si fa per dire – e firma delle mappe) e questo s’è capito, ma poi… perché la clamorosa declassazione della casa di RESIDENZA ad uno status che neanche la rende rilevante per sequestrare la torre C3 posto che la violazione delle distanze è evidentissima?
A quale fonte di legge si ispira il BIAMONTI confidandovi nella sua attività selettiva, accompagnato dalla scorta dei ROS per i campi Girifalcesi, ascoltato dalla Procura, tradotto in ordinanza dal gip Maria Rosaria DI GIROLAMO?

Perché è meglio proprio eliminare, sotterrare virtualmente, una casa che è addirittura RESIDENZA per tutto l’arco del procedimento autorizzatorio pur dando il contentino, in primo grado, di sequestrare le altre per violazioni delle distanze ed il parco intero per altre violazioni?

Quanto può durare insomma un sequestro fatto il 22 dicembre del 2010, per accontentare i minchionazzi che possono credere alla riscossa della Giustizia in terra di Ndrangheta da parte di toghe messe a 90° dalla devozione e sudditanza a Chiappe d’Oro ed alla Chiappedorea che le circonda, fra alti magistrati e carabinieri “nei secoli fedeli” ai clan di Limbadi e Isola Capo Rizzuto?
A cosa si limitava – in buona sostanza - a quella data la geniale escogitazione del sequestro? 
Amputati a colpi d’accetta dal consulente della Procura tutti gli elementi di NULLITÀ, cosa rimane? 
La violazione delle distanze, i metri proprio non si possono nascondere.

Neanche se lo richiedesse BUCCICO in persona. 

Si, ma a quanto ammontano le distanze richieste? A 500 mt. 
Ed allora perché la C3 che viene piantata nella cucina di un RESIDENTE fin dalla progettazione e non viene sequestrata per violazione delle distanze?

Perché è importante che dalla Perizia piuttosto scompaia questa violazione?

A quali “nuove distanze” si stavano ispirando nell’autunno del 2009, periodo di redazione della Perizia, il BIAMONTI e la Procura di Catanzaro? 
Ecco, qui vi diciamo, anzi vi rammentiamo, solo questa combinazione combinazionissima: che la DI GIROLAMO ordina la terribile ordinanza di sequestro del Parco BRULLI/SINISCALCO/DEONOFRIO (il segno tangibile della presenza della Repubblica Italiana e dei suoi illustri magistrati che fronteggiano la mafia, quelli che hanno gli occhi lucidi quando ricordano o sentono parlare di “Giovanni” o di “Paolo” e dell’estate del 1992, che dopo tre anni di bombe, incendi, faide e mappe false, si scordano persino le mappe false dei SINISCALCO) giusto giusto 3 mesi e mezzo dopo che viene emanato il DM sulle Linee Guida delle energie alternative, 3 settembre 2010, e che prevede una fortissima riduzione dei limiti delle distanze: 200 mt.

Ecco, 200 mt., una diminuzione di distanza idonea a bonificare da Limbadi fino ad Isola Capo Rizzuto tutte le torri che violano la distanza maggiore originariamente prevista.
Solo che la Torre C3 è a 200 millimetri e quella proprio no, neanche un DM cucito sulle esigenze degli aurei glutei degli illustrissimi magistrati di Catanzaro possono sanarla.
Meglio far sparire del tutto la violazione, la Torre e la casa.
Se non fosse per quel REPORT maledetto e per chi li ha condotti proprio lì...a riprenderla in TV!


Ecco, qui vi rammentiamo che la perizia di BIAMONTI era invece pronta dall’autunno del 2009, e che la perizia del BIAMONTI si scorda non solo le mappe false e tutto quello che non vi diciamo, ma persino sotterra una casa che anche col nuovo parametro dei 200 mt. produceva la violazione delle distanze ed il sequestro di una torre, la C3, come potete vedere da REPORT.


Come si disse dell’Addaura? Menti Raffinatissime? No, proprio no. Ma menti informatissime magari si, informate molto in anticipo sulla materiale emanazione di un atto normativo, e che governano questa stupendo scenario dei protagonisti di un sequestro farlocco che doveva rendere felici coloro che ancora pensano che le ndrine ci sia qualcuno che le voglia fronteggiare.
In toga e divisa. 


Ecco siamo sicuri che la Magistratura della Repubblica Italiana, quella competente ad indagare sui magistrati di Catanzaro e specie quei figaccioni della DNA, quelli che serrano le mandibole alle conferenze stampa sugli arresti di ndranghetisti (in verità meglio se senza legami evidentissimi coi magistrati e parlamentari) saprà farsi degna dei giuramenti che ha dato alle Leggi e delle tante manifestazioni collettive nelle quali ha ribadito che la ndrangheta è un pericolo per la Democrazia tutta.
Aggiungiamo, specie quando riesce a catalizzare le funzioni primarie dell’ordinaria vita civile, quali quella giurisdizionale e requirente.

Rammentiamo alla Magistratura della Repubblica Italiana che la Piazza dove ha sede il vecchio Tribunale di Catanzaro ha denominazione toponomastica “Falcone e Borsellino”. 
Che la toponomastica di fatto – fuori dalle retoriche celebrative e dalle commoventi foto che si vedono negli uffici giudiziari – non debba invece realisticamente ispirarsi ai clan di ndrangheta che imperano, senza limite alcuno, sul territorio calabrese!


I) Promemoria: la gippessa DI GIROLAMO si scorda le mappe false nel sequestro. L'interrogazione parlamentare dell'on. Elisabetta Zamparutti + altri del Partito Radicale.http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=34636&stile=6&highLight=1&paroleContenute=%27girifalco%27+|+%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27


II) Promemoria: l'amico intimo dell'avvocato PITTELLI, difensore della Brulli nel sequestro del parco eolico di Girifalco, BUCCICO Emilio Nicola, e l'archiviazione che lo riguarda a Catanzaro. Arrivano i nostri: la ditta CAPOMOLLA & DI GIROLAMO.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/20/toghe-lucane-archiviazione-totale-la-disfatta-giudiziaria-di-de-magistris/98969/

III) Promemoria. La casa finita ai piedi della Torre C3 del Parco Eolico di Girifalco, e che la linea Biamonti - Procura di Catanzaro - gip DI GIROLAMO non poteva sequestrare per evitare di rendere attuale le violazioni delle distanze anche alla data dell'emenazione del nuovo D. M. sulle energie rinnovabili. Il servizio di REPORT. Il minutaggio è dal minuto 4:20 in poi.