sabato 15 dicembre 2012

Inchiesta parco eolico Borgia


Inchiesta parco eolico Borgia: PM chiede 35 rinvii a giudizio




La notizia è importante perché l'Anemos che vuole il parco eolico di Borgia - cittadina confinante con Girifalco - è una delle ditte del gruppo Speziali e Sgromo, così pure l'architetto Cristofaro di cui leggete nella notizia come progettista di questo parco eolico, è un uomo del medesimo gruppo. 

Il gruppo Speziali-Sgromo partecipa tramite due suoi rappresentanti alla riunione di ndrangheta a casa del noto boss Anello di Filadelfia, unitamente al rappresentante della famiglia Mazzei, sempre operante nel movimento terra, ed unitamente al boss di ndrangheta Iannazzo da Sambiase, detto Cafarone, colui che è stato intercettato da Genchi al telefono con il Procuratore Aggiunto di Catanzaro, Salvatore Murone, alla vigilia di una sentenza per associazione mafiosa che lo riguardava.
Di recente tutto il patrimonio del gruppo Mazzei è stato messo sotto sequestro dai ROS, che significa Reparti Operativi Speciali, che possono essere Sonnecchianti o Svegliati, dei Carabinieri in quanto diramazione del Potente clan di ndrangheta della famiglia Mancuso di Limbadi, gli amorucci del senatore Chiappe d'Oro.
Intellettuali Laureati Precari 


CN24
14 dicembre 2012





Il rinvio a giudizio di tutti gli indagati è stato chiesto oggi, al termine della requisitoria del pubblico ministero nell'ambito dell'udienza preliminare seguita all'inchiesta su presunti illeciti connessi ala realizzazione del parco eolico di Borgia, nel catanzarese. Il giudice, Livio Sabatini, ha infine rinviato al prossimo 5 febbraio per l'inizio delle arringhe difensive. L'inchiesta ha coinvolto 35 persone, accusate, a vario titolo, di abuso d'ufficio e falso, fra le quali imprenditori, progettisti, funzionari dei vari Comuni interessati dal progetto ed i componenti del Nucleo Via (Valutazione impatto ambientale) della Regione Calabria. Questi ultimi, in particolare, secondo l'accusa avrebbero dato il loro parere favorevole ad un progetto che non aveva i necessari requisiti, e sarebbe stato oltre tutto costellato di falsità. Il progetto, più in dettaglio, presentato dalla "Borgia wind srl" per costruire un parco eolico a cavallo tra i territori di Borgia, Girifalco, San Floro, Squillace, Cortale e Maida.
Adesso rischiano il processo: Rosa Cavaliere, amministratore unico e legale rappresentante della srl "Anemos", nonché rappresentante legale della srl "Borgia Wind" che ha progettato il parco eolico "Borgia 1"; Antonio Bonfiglio, progettista del parco eolico "Borgia 1"; Giuseppe Graziano, all'epoca dei fatti dirigente generale del Dipartimento regionale Politiche dell'ambiente e componente del nucleo Via che nelle sedute del 21 settembre 2007 e del 28 maggio 2010 ha rilasciato pareri favorevoli sulla compatibilità ambientale del progetto del parco eolico presentato dalla "Anemos".
Giovanni Ricca, segretario generale dell'Autorità di Bacino regionale; Salvatore Curcio, Antonino Genoese, Vincenzo Iacovino, Vittaria Imeneo, Egidio Michele Pastore, Annamaria Ranieri, Raffaele Suppa, Domenico Vasta, e Massimo Zicarelli, tutti componenti del nucleo Via riunito il 21 settembre 2007; Rocco Cristofaro, autore del progetto definitivo per conto della "Anemos"; Francesco Edoardo Attanasio, Nicoletta Boldrini, Massimo Bonanno, Donatella Cristiano, Stefano Curcio, Rocco De Luca, Antonino Demasi, Orlando Raffaele Mamone, Andrea Pasquale Maradei, Attilio Mazzei, Clemente Migliorino, Giovanni Misasi, Cosimo Tallarino, tutti (insieme ai già citati Iacovino e Ranieri) componenti del Nucleo Via riunitosi nella seduta del 28 maggio 2010; Sebastiano Valentino, Pietro Danieli, Ubaldo Bertucci, il primo responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Borgia, il secondo e il terzo componenti dello stesso ufficio; Francesco Sacco, all'epoca dei fatti assessore ai Lavori pubblici del Comune di Borgia; Giuseppe Ferraro, responsabile del procedimento e presidente della conferenza dei servizi riunitasi sul progetto "Borgia 1" il 17 marzo 2008; Giovanni Cocerio, responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di San Floro; Antonio D'Amico, responsabile dell'area tecnica del Comune di Maida; Natale Amantea, sindaco di Maida.


http://www.cn24.tv/news/60413/inchiesta-parco-eolico-borgia-pm-chiede-35-rinvii-a-giudizio.html?fb_action_ids=4610907484188&fb_action_types=og.recommends&fb_source=other_multiline&action_object_map=%7B%224610907484188%22%3A422084751190323%7D&action_type_map=%7B%224610907484188%22%3A%22og.recommends%22%7D&action_ref_map=%5B%5D

domenica 9 dicembre 2012

Il Boss vuole vedere Gasparri.



‘NDRANGHETA: Il Boss vuole vedere Gasparri.





ARTICOLO di LUCIO MUSOLINO.

Pantaleone Mancuso, boss pluriomicida, capo dell’omonima famiglia di ndrangheta e cliente prediletto del Pittello da Limbadi, vuole incontrare Gasparri.
Qualche foto da mostrare? Il paesaggio di Capo Vaticano?
Qualche viuzza della periferia romana col traffico umano che la caratterizza?
L’asse con le toghe dalle chiappe d'oro buccicanti da Lamezia a Ndranghetanzaro?

Il migliore amico di Gasparri, l’ex sindaco di Catanzaro Traversa (‘u patruni dei falsificatori di mappe), era invitato?

Intellettuali Laureati Precari 



Non è ancora chiaro se nel 2001 l’ex ministro delle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri abbia incontrato il boss Pantaleone Mancuso a Vibo Valentia. Quello che è certo, invece, è che un uomo della ‘ndrangheta Giuseppe Corsaro, vicinissimo al capo della cosca di Limbadi, il 21 aprile 2001 avrebbe ricevuto il compito di recarsi a Vibo e prelevare il senatore del Pdl per accompagnarlo a pranzo dal boss. Se poi Gasparri e Mancuso si siano incontrati, i carabinieri che hanno condotto l’inchiesta “Minosse 2” non sono riusciti a dimostrarlo.

L’attività investigativa ha però appurato che quel giorno l’ex ministro si trovava a Vibo e ha pernottato nell’Hotel 501. Le fasi dell’indagine sono state ripercorse in aula dal luogotenente dell’Arma, Nazario Lopreiato, sentito nel corso del processo Minosse 2 che si sta celebrando a Vibo Valentia. A darne notizia è stato il quotidiano Calabria Ora, riportando la deposizione dell’ufficiale sentito dal sostituto procuratore Simona Rossi. In particolare, l’investigatore ha spiegato che la circostanza era stata appresa grazie ad alcune intercettazioni nelle quali lo stesso imputato, Giuseppe Corsaro, avrebbe fatto riferimento all’incarico che gli era stato affidato dal boss Pantaleone Mancuso.


Lucio Musolino, Il Fatto Quotidiano, 30 novembre 2012, p. 7.











L’accoglienza calabrese per Gasparri


L’accoglienza calabrese per Gasparri:
prima il comizio poi a pranzo dal boss





Le 'ndrine che dominano sull'eolico di Girifalco ed il sen. Maurizio Gasparri, titolare di una quota d'oro (e non è d'oro solo quella) presso il Consiglio Superiore della Magistratura e fratello del vice-comandante dell'Arma dei Carabinieri.

Intellettuali Laureati Precari 



A Vibo Valentia era tutto pronto per accogliere l'allora deputato di An. Per un imprevisto il programma saltò ma l'antimafia di Catanzaro l'ha ricostruito.



Prima un comizio nella piazza del paese, poi il pranzo a casa del boss che avrebbe garantito il suo appoggio elettorale. A Limbadi, piccolo centro della provincia di Vibo Valentia, sembra che tutto fosse pronto per accogliere il deputato. Ma qualcosa, quel giorno, non andò per il verso giusto e la cosca dovette rivedere tutti i suoi programmi. Pure l’onorevole, a quanto pare. Il boss è Panataleone Mancuso, uno dei più potenti uomini della ‘Ndrangheta. Il parlamentare, invece, èMaurizio Gasparri, oggi capogruppo del Partito di Berlusconi a Palazzo Madama e ras degli uomini di An in Calabria. Il racconto è agli atti dell’operazione Minosse 2, condotta tra il 2000 e il 2003 dai Carabinieri di Vibo Valentia e coordinata dalla Dda di Catanzaro. La prima udienza del processo c’è stata solo lo scorso 23 giugno, subito aggiornata a ottobre. Ma l’apertura del dibattimento ha reso disponibili tutti i documenti.


“Domani mattina devo andare a prendere a Gasparro a Vibo che deve fare il comizio alle 11:00, mi ha mandato zio Luni, e allo zio Luni non posso dirgli di no, chiaro!”. Giuseppe Corsaro è un ‘picciotto’ della cosca, un fedelissimo di Pantaleone Mancuso, lo “zio Luni” di cui parla. Nella sua auto, una Renault Clio, i Carabinieri hanno piazzato da tempo una cimice che offrirà numerosi elementi utili alle indagini. E’ il 21 aprile 2001 quando racconta del suo impegno “elettorale” per il giorno dopo alla fidanzata: “Io lo devo andare a prendere alle 09:00 e portarlo a Limbadi, poi mangia a casa di zio Luni, e lo accompagna zio Luni poi… che zio Luni deve andare a Gioia, altrimenti sarebbe andato lui personalmente a prenderlo a Vibo…”. Secondo il racconto, Pantaleone Mancuso il giorno dopo avrebbe dovuto trattare l’acquisto di una partita di 100 chili di cocaina in arrivo nel porto di Gioia Tauro. Siamo nel pieno della campagna elettorale che riporteràSilvio Berlusconi a Palazzo Chigi: Maurizio Gasparri è capolista di An nella circoscrizione che abbraccia tutto il territorio regionale e risulterà l’unico eletto per il suo partito nel proporzionale. I colloqui intercettati nell’auto di Corsaro, un voluminoso materiale che i Carabinieri si spingono a definire “confessioni”, spiegano come in quei giorni la cosca si stesse adoperando per far votare l’attuale capogruppo al Senato del Pdl: “Già è tutto programmato, già stanno preparando i voti e tutto!..” dice Peppe, un amico del ‘picciotto’, che aggiunge “Vi parate… giusto quanto parli… finisce di parlare… adesso te ne puoi andare”. Una frase che secondo i militari dell’Arma “è diretta alla personalità politica e che il comizio è solo una copertura per gli eventuali voti che saranno destinati al candidato in discussione”. “Tanto lo sappiamo chi sale già” chiosa Giuseppe Corsaro, sempre al volante della sua Clio.

L’imprevisto. Il giorno dopo, il 22 aprile 2001, Pantaleone Mancuso effettivamente parte alla volta di Gioia Tauro. Sulle sue tracce ci sono i Carabinieri del Ros di Catanzaro, incaricati dalla Dda dopo le parole intercettate nell’auto di Corsaro. “Dopo circa un centinaio di metri, i due, probabilmente vistisi seguiti, repentinamente effettuavano inversione di marcia facendo perdere le tracce” scrivono i Carabinieri. Che aggiungono: “Quel giorno, il porto di Gioia Tauro pullulava di FF.OO. a seguito di una visita istituzionale presso la Capitaneria di Porto”. L’affare non si concluse e, addirittura, la nave che trasportava l’ingente carico di droga cambiò repentinamente la rotta a largo di Tropea e si diresse verso il porto di Salerno. Gasparri, invece, quel giorno a Vibo c’era davvero, anche se le sue iniziative elettorali pubbliche previste erano a Crotone. Praticamente, a due ore e mezza di macchina. “ Gli accertamenti esperiti hanno consentito di accertare che: effettivamente l’onorevoleMaurizio Gasparri il 22.04.2001 alloggiava presso l’Hotel 501 di questa città; aveva impegni elettorali a Crotone; Giuseppe Corsaro non si è portato in Vibo Valentia per l’intera giornata” si legge nelle relazioni dell’Arma. Quel giorno, a quanto pare, il comizio non ci fu e, probabilmente, neppure il pranzo a casa del boss. Pantaleone Mancuso, inoltre, interrogato sul presunto appoggio elettorale a Gasparri, ha detto di non essersi mai occupato di politica in vita sua. Ma nella stessa deposizione ha pure negato di essere un mafioso. Secondo la Dda di Catanzaro e di Salerno, invece, Pantaleone Mancuso è uno dei vertici della potente famiglia Mancuso, “il clan finanziariamente più potente d’Europa” per l’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Lumia. Uno capace di “ condizionare le scelte amministrative di Comuni di loro interesse” di “avvicinare Giudici, al fine di ‘aggiustare’ processi, e rappresentanti della Forze dell’Ordine al fine di ottenere benefici di vario tipo” di stringere “rapporti con personaggi che apparterrebbero a ‘logge massoniche’ (di cui farebbe parte Mancuso Pantaleone, cl.’47)” si legge nelle carte dell’operazione “Dinasty 2-do ut des”.

Resta da capire perché Giuseppe Corsaro, che nella stessa intercettazione indica agli investigatori, con dovizia di particolari, l’arrivo di un grosso carico di droga, si sarebbe dovuto inventare di sana pianta l’incontro con Gasparri. Quel che è certo, è che Alleanza Nazionale nella provincia di Vibo incassò due punti percentuali in più di quanto raccolto nelle altre province della Calabria. Ed è certo pure il fatto che Corsaro per i Carabinieri “ è credibile”. “Non si dimentichi – scrivono i militari – che le ‘confessioni’ del Corsaro si innestano in un contesto ben più ampio, grazie alle quali sono stati sequestrati, nell’ambito dell’operazione Minosse consistenti partite di droga. La sua attendibilità è stata provata”.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/04/laccoglienza-calabrese-per-gasparri-prima-il-comizio-poi-a-pranzo-dal-boss/56595/



Minosse 2


Catanzaro: rinviati a giudizio 13 presunti esponenti del clan Mancuso






Per le ndrine dell'aristocrazia criminale italiana una badante ad hoc presso il tribunale di Catanzaro: la cosca Limbadi - Chiappe d'Oro, da Buccico alla famiglia Mancuso.
'U zzu Turi Cafarone, aggiunto o disgiunto, si prenota per essere processato da lei.

Intellettuali Laureati Precari 

http://www.newz.it/2010/04/22/catanzaro-rinviati-a-giudizio-13-presunti-esponenti-del-clan-mancuso/36161/

Catanzaro. Sono stati tutti rinviati a giudizio le tredici persone finite nelle maglie dell'operazione "Minosse 2", che ha colpito alcuni dei presunti membri della cosca Mancuso, i cui interessi criminali hanno origine nel territorio di Limbadi, nel vibonese.

I soggetti finiti sotto processo in seguito alla decisione assunta dal Gip della Direzione Distrettuale Antimafia, Maria Rosaria Di Gerolamo, sono accusati di aver commesso reati legati alle armi, estorsioni e sostanze stupefacenti.

Il giudizio si celebrerà presso il Tribunale di Vibo Valenzia a partire dal prossimo 23 giugno e sul banco degli imputati vi saranno: Pantaleone Mancuso, 62 anni, di Vibo Valentia; Giuseppe Corsaro, 32 anni, di Limbadi; Salvatore Cuturello, 40 anni, di Limbadi; Maurizio Gillotta, cinquantenne maresciallo dei Carabinieri in pensione, di Catania; Agostino Papaianni, 58 anni, di Ricadi; Giuseppe Zerbonia, 35 anni, di Vibo Valentia; Mariano Mancuso, 29 anni, di Limbadi al pari di Domenico Mancuso, 30 anni; Francesco Mancuso, 52 anni, Giuseppe mancuso, 32 anni, Salvatore Mancuso 38 anni e Michele Mancuso.


Pittello Limbadi difensore della Brulli - International Power.



I telefonini dei Buccicantes di Catanzaro. 

Pittello Limbadi difensore della Brulli - International Power.


30 ottobre 2012
Dalle perizie dell’archivio Genchi
ANTONIO MASSARI
CATANZARO 
Il signor Salvatore Domenico Galati non è mai stato eletto senatore né deputato. Eppure i magistrati, per analizzare una parte dei suoi tabulati telefonici, dovrebbero chiedere l’autorizzazione del Parlamento. E non si tratta di un caso isolato. Com’è possibile? Semplice. È sufficiente che la sua scheda telefonica sia intestata a un parlamentare. E dalle perizie del consulente informatico Gioacchino Genchi, oggi al vaglio del Copasir, vien fuori che un solo senatore della Pdl - Giancarlo Pittelli - ha attivato tra il 2001 e il 2006 ben 12 schede sim. «Pittelli – scrive Genchi nel 2007 – non può aver utilizzato, da solo, tutte le utenze che abbiamo elencato (…). Le utenze di Pittelli sono risultate in contatto con batterie di cellulari utilizzati per delle azioni pluriomicide e addirittura rinvenuti sul luogo di delitti ». Un motivo c’è. «Pittelli esercita la professione di avvocato penalista», continua Genchi, ma il punto è un altro: «Nel momento in cui Pittelli diviene soggetto passivo dell’azione penale, il divieto di qualunque indagine telefonica si è esteso di diritto a tutte le utenze che possono essere state da lui utilizzate, in modo diretto o indiretto». È il caso, appunto, di Salvatore Domenico Galati, che nulla c’entra con gli omicidi, ma avrebbe avuto un ruolo, secondo Genchi, in «operazioni bancarie assai sospette, per conto del Pittelli, con ingente movimentazione di valuta». Pittelli – che ha presentato le dimissioni (respinte) al Parlamento - è ora indagato dalla procura di Salerno, per corruzione in atti giudiziari, nell’ambito del «caso de Magistris». Nelle perizie di Genchi viene descritto come il «deus ex machina » d’una fuga di notizie che avrebbe danneggiato Poseidone. 

L’ex pm Luigi de Magistris l’aveva inquisito in «Why Not» e «Poseidone», prima che venisse trasferito, e perdesse le inchieste. La posizione di Pittelli – sul quale l’ufficio antiriciclaggio aveva espresso dei sospetti - è stata poi archiviata dalla procura di Catanzaro. Per la precisione: dai magistrati che, poi, sono stati indagati dalla procura di Salerno (anche) perché avrebbero favorito Pittelli. Ma non si tratta dell’unico elemento delicato emerso dalle perizie di Genchi. Uno strano filo rosso sembra collegare il «caso de Magistris all’inchiesta milanese sul caso Telecom e, quindi, allo scandalo dello spionaggio illegale. Nella perizia n°12 del 2007 Genchi punta l’attenzione anche su Salvatore Cirafici (che non risulta indagato), direttore Corporate Governance di Wind spa (il quale, per questa vicenda, avrebbe già querelato Genchi). Chi è Cirafici? Scrive Genchi: «Non esiste acquisizione di tabulati o richiesta d’intercettazioni (…) dirette alla Wind (…) che non venga portata a conoscenza della struttura aziendale diretta da Cirafici».

E Genchi scopre un fatto curioso: il telefono di Cirafici risulta in contatto con molti indagati (anch’essi archiviati) di Why Not e Poseidone: dall’ex piduista Luigi Bisignani a Lorenzo Cesa con la sua «Global Media» (società ritenuta da de Magistris il polmone finanziario dell’Udc). Contatti, sottolinea Genchi, «che poca attinenza paiono avere con le garanzie di riservatezza richieste alle funzioni esercitate da Cirafici». Non solo. Il telefono di Cirafici risulta in contatto con alcuni protagonisti dello scandalo spionistico Telecom, tra i quali Luciano Tavaroli e Marco Mancini. Un contatto telefonico non è certo reato. Ma perché Cirafici è in contatto con tanti indagati in Why Not? Infine: Genchi chiede i tabulati di un numero telefonico in contatto con Bisignani. La Wind risponde - per 9 volte in due anni - che «l’utenza non è presente in archivio». E alla fine una risposta si trova: era una «VPN», ovvero un’utenza molto delicata, tanto da non poter essere rinvenuta dallo stesso software Wind.


http://www1.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200902articoli/40638girata.asp