venerdì 18 novembre 2011

Parco eolico di Girifalco, 'ndrangheta e corruzione politico-amministrativa in Calabria.

 


Intervista esclusiva al prof. Salvatore Tolone Azzariti 
(Part 1/4)



Lorenzo Castellani.
ildomocratico.com

15 novembre 2010


D. Procura di Catanzaro: c'è stata una svolta nelle indagini? E' cambiato qualcosa?
R. Devo cominciare già chiedendole scusa per le tante cose che non potrò riferirle e per le volte in cui dovrò glissare, ancor più che nel nostro primo incontro.
Cambiamenti nella Procura di Catanzaro: niente di sorprendente. E se c’è qualche novità non è senza una qualche, pur rispettosa, perplessità.
Però la svolta, qualora anche fosse in incubazione o imminente, non può provenire certo dalla Procura di Catanzaro ma da altre Procure competenti.

D. Quali?
R. Secondo normale competenza la Procura di Salerno. Ovviamente la natura del sodalizio criminale in discussione evoca la competenza della Direzione Nazionale Antimafia.

D. Perché questi due organismi?
R. Ancor più dopo recenti acquisizioni informative, l’attività di cui è stata protagonista la Procura della Repubblica di Catanzaro non può che essere letta in relazione al più ampio sodalizio che è stato ed è all’opera sul Parco Eolico di Girifalco. E non solo sul Parco Eolico di Girifalco.
Solo così possono evidenziarsi quelle che appaiono essere le coerenze strutturali fra i soggetti interni alla Procura di Catanzaro lungo tutta la vicenda e le coordinazioni funzionali fra le loro attività e quelle del sodalizio criminale.

D. Ma è noto che ci siano novità dalla Procura di Catanzaro per quanto riguarda il Parco Eolico.
R. Ai fatti le notizie note relative all’attività della Procura vanno in due direzioni.
Una è l’istanza di sequestro dell’intero Parco, depositata ed in attesa di decisione presso il GIP.
Un’altra emerge da uno “scoop“ (qualora non involontario ballon d’essai, per quanto studiato e nel caso non troppo raffinato) del Quotidiano della Calabria, e la assumo dunque con tutte le dovute, normalmente rispettose, riserve del caso: un collaboratore di giustizia avrebbe rivelato che lo sviluppatore del Parco Eolico di Girifalco, l’ill.mo sig. Montorsi, sarebbe stato vittima di tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso, da parte di Giovanni Bruno, reputato il capo della ‘ndrina di Vallefiorita fino alla sua uccisione occorsa a metà maggio di quest’anno.
L’episodio criminoso risalirebbe invece al maggio 2009, avviene grazie ad un incontro nelle campagne fra Girifalco e Vallefiorita, 2.000 euro sarebbe la somma richiesta a titolo d’estorsione, davvero non esorbitante...

D. Evidente che lei nutre delle riserve. Di che genere e perché?
R. Non posso avere “riserve” su carte sconosciute. Sinceramente, sono solo in attesa.
Della richiesta di sequestro del Parco Eolico avanzata dalla Procura sarà certo importante, poi e solo poi, conoscere la connessione qualitativa rispetto alla perizia di consulenza prodotta da un ingegnere di Catanzaro, per conto della Procura stessa, a seguito di un precedente sequestro di una torre del Parco, nell’autunno/inverno 2009.
C’è un dovuto riserbo verso le competenze che ho menzionato sopra, non le posso dire di più.
Lo stesso quanto all’ipotesi del Montorsi vittima di tentata estorsione, pur con tutte le cautele concernenti la genuinità della notizia di stampa e la sua conformità all’ipotesi che sta valutando la Procura di Catanzaro.
Diciamo che c’è molta, davvero molta materia d’analisi, di cui parte è sicuramente già accessibile alla Procura stessa.
Per dare un’idea, in base alle notizie di stampa e solo in base ad esse, qualche curiosità: un’estorsione avvenuta presso il domicilio dell’estorsore, più o meno? Per appuntamento o si sono trovati lì per puro caso, magari praticando bird-listening? Si conoscevano già i protagonisti ed a che titolo, ed allora il rendez vous campestre ha avuto natura e ordine del giorno più ampi? Si sta procedendo contro il defunto Giovanni Bruno o contro l’autista che parrebbe averlo solamente accompagnato, ignaro delle finalità, sul luogo dell’incontro? Come si è pervenuti alla fonte informativa di questa notizia?
Spesso la stampa scrive cose che poi i fatti smentiscono. In generale o nei dettagli.

D. Questo rimanendo all’ipotesi riportata dalla stampa.
R. Non ho altre informazioni sull’ipotesi investigativa.

D. E cosa dice del fatto in sé?
R. Ovviamente solo i protagonisti dell’incontro possono riferirne i contenuti, magari a memoria, se non ne sono traditi. Salvo che non abbiano preso appunti una volta allontanatisi dal luogo. E fatte salve ovviamente quelle curiose pratiche naturalistiche cui accennavo sopra, per puro caso impiegate in un colloquio inatteso. Si immagini: un uomo abituato a girare per palazzi, ad incontrare persone avendo colloqui interessanti, come il Montorsi, con l’abitudine di crearsi videoteche e fonoteche su di essi, non di tipo naturalistico. Immagini che fonoteca interessante!

D. Abbottonato. Cosa intende?
R. Facciamo operare la Procura di Catanzaro prima, pur con tutte le riserve sulla effettiva competenza di questo Ufficio. Si sta procedendo per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Mi scusi, sul punto può bastare.

D. Ma cosa ci sarebbe sotto? Perché le riserve?
R. Ripeto, la “riserva” preventiva alla conoscenza sarebbe sciocca. E poi guardi che il punto di osservazione dell’attività della Procura di Catanzaro non è tanto, detto in estrema sintesi, un parco eolico che è in se stesso un trattato di criminologia e che si voleva far realizzare impunemente con danni gravissimi per la salute dei cittadini.

D. Ah no? E qual è il punto d’osservazione?
R. Non sto escludendo, ma ampliando il campo problematico. È evidente che quello che l’informazione ha riportato (fino ad ora) riguarda i crimini commessi da questo sodalizio politico-amministrativo–ndranghetistico nel campo strutturale della vicenda criminosa del parco: le mappe false, le bombe e gli incendi a mezzo ‘ndrine per intimidirmi, le invasioni ed i danneggiamenti sistematici dei miei terreni con analoga finalità, gli atti amministrativi farlocchi, la Procura di Catanzaro… cose gravissime, ma di connotazione strutturale per la realizzazione dell’operazione parco eolico.

D. E non basta?
R. Non lo stabiliamo noi. Ogni sodalizio è quello che fa, ha fatto ed ha intenzione di fare, senza limiti; non è come la vogliamo disegnare, direbbe Jessica Rabbit, dal di fuori.
Il parco eolico a sua volta potrebbe avere un ruolo si terminale ma anche funzionale.
E l’ipotesi funzionale convive con le gravità già oramai rilevabili, e peraltro evidenziati solo in parte, sul piano strutturale.

D. Ed il “punto di osservazione” dell’attività della Procura di Catanzaro?
R. La prego di non rimanere legato alla formula, volevo solo dire che l’attività di questo Ufficio non è da scrutinarsi solo – ripeto, solo ed esclusivamente – in funzione, in sé e per sé, di quanto l’informazione ha riportato fino ad ora circa il Parco eolico di Girifalco ed i crimini, appunto, “strutturali”.

D. C’è sotto di più?
R. Moltissimo. Ha tempo?

D. Sono qui per questo…
R. Amplio il campo dei dati, spero lei riesca a seguirmi, l’excursus è necessario oltre che per la collocazione dei dati delittuosi anche per comprenderne lo scenario – per così dire – criminologico.
Pur collocando a maggio 2009 questo country meeting di cui allo “scoop”, siamo a poco tempo dopo l’ennesimo avvertimento mafioso ai miei danni (un incendio di un trattore sotto casa mia), occorso a fine marzo 2009.
Con la perizia sulle mappe (che loro dicono essere false per un errore di digitalizzazione, insomma tutta colpa della falangetta dell’ingegnere che digitando scala 1:2000, al posto del primo 0 va a collocarsi, giusto giusto sul 5, quindi 1:2500, richiesto dalla legge per le distanze dalle case…) che io avevo poco tempo prima (dicembre/gennaio) depositato al TAR si era rivelata nella sua ampiezza e profondità l’attività scientifica operata dall’ingegnere Siniscalco sulle mappe del piano d’esproprio, e quindi l’ennesimo elemento di nullità dell’intero procedimento autorizzatorio.
Non solo la questione della scala falsa sulle mappe, ma anche gli immobili scomparsi per un numero di circa 90 e l’invasione del territorio di Comuni limitrofi.
Questi Comuni non avevano preso parte alla Conferenza dei Servizi prodromica all’Autorizzazione Unica che battezza, l’8 agosto 2007, la nascita del parco, che quindi è atto nullo e con essa anche l’intero procedimento e la stessa Autorizzazione Unica.
Per le bande del vento è un terremoto. Due mesi dopo subirò l’avvertimento mafioso di cui le ho detto.
Più in generale siamo in una fase di avvenuto “cambio della guardia” nell’Amministrazione di Girifalco, ed è in via di espletamento anche il “cambio della guardia” delle truppe di ‘ndrine con “competenza territoriale” su Girifalco.
Nella Amministrazione, la decennale ditta reggente, la ditta “mappe false”, non era riuscita a perpetuarsi. Nei piani il candidato a sindaco (aprile 2008) Siniscalco Maurizio, fratello maggiore dell’autore delle mappe, per ordine del loro capo della Provincia di Catanzaro (sempre la Provincia!) doveva succedere a Deonofrio Mario, che compiva il suo secondo mandato.
Era il sindaco uscente che a marzo 2008, un mese prima delle elezioni simultanee per la Provincia ed il Comune, era sgattaiolato a fronte delle Osservazioni sulla falsità delle mappe, al momento dell’approvazione della Variante sul Parco Eolico.
Dunque defilandosi rimanda ai posteri l’arduo provvedimento (approvare la Variante e rispondere alle Osservazioni) e si candida con esito favorevole alla Provincia di Catanzaro (sempre la Provincia!), unendosi alla neo-eletta presidentessa che riferisce al suo stesso capo, sebbene apparendo egli formalmente alla opposizione (sempre la Provincia!): è a tutt’oggi titolare di qualcosa che ha a che fare con la Legalità.
E non rida, non è ironia.
Il designato dalla ditta, Siniscalco Maurizio, intraprende il percorso inverso: assessore provinciale uscente alla Pubblica Istruzione (sempre la Provincia!), si candida per succedere a Sindaco ma è trombato sonoramente alle elezioni di aprile 2008, con lui in lista la prestigiosa ed acuminata ex assessora al bilancio di Deonofrio, Signorelli.
L’ex assessore comunale Eugenio Tedesco, trombato anch’egli alle elezioni per la Provincia (sempre la Provincia!), stava per dedicarsi alla terza età (degli altri) a tempo pieno e, in verità, molto rapido: il repentino completamento del suo immobile destinato ad ospizio.
Quindi si insedia la nuova ditta, denominazione “scala falsa ma distanze rispettate”, partendo da un punto di forza: ha in suo potere l’approvazione della Variante.
Ed è questo raggio di influenze che, precipuamente, pare degno di attenzione in controluce all’attività investigativa concernente il brunch Montorsi/Bruno.
Sempre qualora la competenza fosse della Procura di Catanzaro.
La nuova ditta e la maggioranza al Consiglio Comunale (con essa storici difensori locali dei poveri e degli oppressi, strenui difensori della legalità) rispondono ad altra direttrice gerarchica della – chiamiamola così – “catena alimentare” calabrese: il dominus è un vassallo dalle note connessioni e direttamente rispondente, a quel tempo, ad un politico apicale della Calabria, per altri versi coinvolto pesantemente di suo in indagini per tangenti sull’eolico.
Questa ditta aveva come sindaco il ragioniere Rocco Signorello (il protagonista della performance televisiva “maliziosa” ad Ambiente Italia) che, fra i primi atti, proroga come capo ufficio tecnico un personaggio dalla nota disinvoltura nell’esercizio dei poteri che gli competono: suo cognato, geometra Signorelli Rocco (la fantasia si limita alla vocale finale), dando al Montorsi il primo supporto, più etereo che eolico.
L’approvazione della Variante non fu immediata, c’erano voluti tempo e argomenti sicuramente convincenti, da aprile ad ottobre 2008: discutendo di cosa? La svolta del “convincimento” arriva comunque a fine luglio. Ma dovendo approvare la Variante disertata dal fuggitivo Deonofrio Mario la nuova ditta aveva dato luogo ad un altro, ennesimo show circense con la risposta alle Osservazioni alla Variante: sulla base di una perizia del geom. Signorelli si afferma “Vero che la scala delle mappe è falsa, ma la distanza dalle case stabilmente abitate è comunque rispettata. Quindi approviamo la Variante, ma tanto per darci un tono facciamo il beau geste e trasmettiamo gli atti alla Procura della Repubblica”.
Comincia a comprendere? Ottobre 2008, di nuovo la Procura della Repubblica di Catanzaro (minimo per la terza volta) viene investita formalmente della questione delle mappe false, con aggiunta un ennesimo documento la cui connotazione ideologica è facilmente smentibile.
Aggiungendosi alla falsificazione della scala.
Il contenuto ideologico della perizia risulterà infatti mendace in re ipsa, la distanza anche da case di residenza – prime case – non è rispettata; peraltro il geometra-cognato Signorelli non rilevava la desertificazione degli immobili prodotta sulle mappe dai Siniscalco, non una parola sul tema: la falangetta della “digitalizzazione” era finita negli occhi del tecnico comunale.
La perizia che deposito due mesi dopo, quando il caravanserraglio al completo – Comune, Provincia sempre la Provincia!, Regione e toghe al guinzaglio– progettava come elaborare el tacon per il buso (absit iniuria verbis) del solo ed esclusivo elemento che io avevo rilevato pubblicamente, la scala falsa delle mappe di Siniscalco, evidenzia lo stato di fatto sul piano tecnico, per lineamenti e contenuti macroscopici, formalizzando quel che del resto sul terreno si vedeva ad occhio nudo: case scomparse e distanze violate dalle case abitate, ma con ciò chiamando pienamente e radicalmente in causa anche la nuova ditta “scala falsa ma distanze rispettate” insediatasi al Comune.
Dunque le “riserve” hanno molte subordinate ipotetiche; alcune delle quali, molto attuali, non vorrei mai – veramente – si rivelassero fondate. Le mantengo latenti ed attendo.
Ripeto, rimaniamo per ora al “tentativo di estorsione aggravata dal metodo mafioso”, alla vittima Montorsi ed alla mancanza di supporti audio.video che abbiano potuto riprendere quei momenti. Comprenda che questo è quel poco che posso dirle, peraltro è noto a tutti. Aspettiamo.

D. Ma il “punto di osservazione”? Ha a che fare con la risonanza e gli effetti a seguito della puntata di Report?
R. Ci arriviamo per gradi. La risonanza come può comprendere, posta una trasmissione molto seguita come Report, è stata elevata. La possibilità di rendere al grande pubblico questa vicenda vergognosa quanto criminale, e l’impasto di elementi che la connota: toghe e ‘ndrine a braccetto, energia pulita e parlamentari sudici, mappe catastali da far rimpiangere il Totò che vende la Fontana di Trevi.
Vi ripeto: Calabria, Italia, Europa, Occidente, anno 2010 d.C., eppure ingegneri fantozziani con pretese di furbizia e quasi comici se non fosse che bruciano santini su Osso, Mastrosso e Carcagnosso essendo già molto al di là della “semplice” prostituzione alle ‘ndrine. Colletti bianchi ma unti.
Immagini il contrasto: mentalità discese dal mesozoico della cleptocrazia calabrese che fagocitano il capitolo moderno par excellence, le energie alternative!
Le funzioni giurisdizionali piegate maldestramente alle strategie del delitto, i poteri pubblici esercitati per guadagni privati, dal deputato (per quanto ad alfabetizzazione limitata) fino all’ultimo dei clientes “postizzato” in qualche ufficio economato del Comune.
Si guarda la realtà e si vede che un’intera parte della Repubblica è oramai “andata”, consegnata al crimine, come in certe aree di alcuni paesi sudamericani occupate da un contro-potere armato ed antagonista allo Stato.
Le Leggi della Repubblica solo a volte ed solo in parte riescono a penetrare questa area detta Calabria.

D. Una situazione tanto drammatica?
R. Non penso di drammatizzare. Veramente vorrei versare in un errore ontologico, veramente vorrei sbagliarmi.

D. E sugli effetti della trasmissione della vicenda a Report?
R. Quanto agli effetti, per quanto riguarda l’azione penale che stiamo conducendo, sono stati molto rilevanti, ma sul piano indiretto, cogliendoli sul piano delle unintended consequencestanto care alla scuola austro-scozzese del diritto e dell’economia.
Dopo questa parte degli aspetti strutturali, che sono appunto solo una parte di essi, come le dicevo, possiamo tentare di lumeggiare alcuni aspetti funzionali del tessuto criminale connesso a questo Parco Eolico, e dunque provare a fissare una sezione di scrutinio (tra tante) rispetto al sodalizio in tutte le sue componenti, anche togate.
Mi spiego meglio. Come riportato da Report, il timbro sulle mappe catastali false è del Siniscalco Loris, ultimogenito di tre fratelli, ma era noto in paese che le mappe erano creazione del fratello secondogenito, Siniscalco Floriano. Costui è ingegnere, funzionario presso la Provincia di Catanzaro (sempre la Provincia!); vi ascese, consolidando legami affettivi ed effettivi già sviluppati, in casuale concomitanza con la presenza politica nell’Ente del primogenito dei fratelli Siniscalco, Maurizio. Questi fu fortemente voluto dal Presidente di quel tempo, posto il noto, inestimabile contributo culturale che poteva fornire come assessore alla Pubblica Istruzione (sempre la Provincia!).
Prima di fornire in questa sede il suo prezioso, indefesso contributo al progresso della Calabria, lo stesso Siniscalco Floriano era stato “incaricato” per lunghi anni come Capo dell’Ufficio Tecnico del Comune di Girifalco, in casuale concomitanza con l’assessorato ai Lavori Pubblici ricoperto da colui che di lì a poco sarebbe divenuto suo suocero, anche all’anagrafe.
Fu nominato dal citato sindaco Deonofrio Mario, cui si affiancò negli anni in una serie di opere pubbliche indispensabili per l’arricchimento e l’avanzamento del paese e del circondario. In molte sue componenti. Entrambi partecipi della medesima “ditta”, se le piace il termine che ho adottato prima, tutti gravitanti attorno al medesimo capo, che ora serve la Repubblica presso la Camera dei Deputati.
Il 18 aprile 2007, manifestazione aperta al pubblico di presentazione del meraviglioso Parco Eolico alla vigilia della citata Conferenza dei Servizi, il Montorsi assegna al Siniscalco Floriano il 18% di un non meglio precisato “merito” per il compimento del grandioso piano dell’eolico a Girifalco.
Ma lei cercherebbe invano la firma del Siniscalco Floriano sulle diverse carte: non compare mai. E non poteva.
Dopo il servizio di Report, il Siniscalco Floriano, funzionario della Provincia (slP!) ha però assunto l’iniziativa a mezzo stampa locale, accorsa coi taccuini al suono del campanello: ha esonerato il fratello Loris, come mero portatore di timbro professionale alle opere civili (“Il progetto è stato redatto, nei suoi molteplici elaborati, da numerosi professionisti coordinati, per la parte "opere civili", dal sottoscritto nella qualità di consulente. In tale gruppo di professionisti è presente, per la sola parte relativa alle opere civili, l'ing. Loris Siniscalco”).
Improperi – peraltro attesi e comprensibili– nei miei confronti (contestando il mio appellativo di “professore”, volendo precisare, mi chiama “avvocato”… non ho dormito la notte, specie immaginandolo assunto nel Consiglio della mia Facoltà a discutere di titoli accademici con quell’italiano medio-elementare!!! ride).
Difesa bislacca ed autolesionista del piano dell’eolico e persino delle mappe false: la falangetta maldestra!
Ma era comprensibile, non poteva oggettivamente fare di più.
Avendo egli peggiorato la sua posizione e quella di altri, se possibile, su questo specifico punto non le dico di più.

D. E quali sono gli effetti “indiretti” ed il “punto di osservazione”?
R. Ci arrivo, ma i “punti di osservazione”, se proprio li vuole qualificare così, sono più di uno, qui concordiamo che le parlo di uno ed uno solamente. Nella prospettiva funzionale.
Dunque, ovviamente agli occhi dell’azione penale si scopre l’acqua calda, vedendo emergere e galleggiare il noto Floriano Siniscalco.
Già ci si potrebbe chiedere come mai un funzionario impiegato presso un Ente (sempre la Provincia!) che esercita controllo di regolarità e legittimità di un parco eolico, riceva incarichi di “consulente” (a gratis?) da colui che apparentemente è il dominus del Parco, cioè il Montorsi, il quale assume anche il fratello portatore di timbro.
Provincia di Catanzaro (slP!) presso cui, come vi dicevo, prestava al tempo la sua impareggiabile opera di assessore il membro giuridico della famiglia, l’avv. Maurizio.
Questa ed altre questioni analoghe che si attraggono dalla comparsa ufficiale del Floriano Siniscalco; incidentalmente: le Osservazioni depositate da me e dall’ing. De’ Stefani il 30 aprile 2007, prima dell’Autorizzazione Unica, presso la Provincia (sempre la Provincia!), dove si dichiarava che le mappe sono false, e poi scomparse misteriosamente e senza lasciar traccia…
Ma sebbene gravi evidenze, nel panorama in discussione queste sono inezie, c’è di più. Molto.
La cosa di precipua rilevanza è che nell’attaccarmi S. F., abbia alluso al mio interesse leso dal posizionamento di una torre su un terreno adiacente, che “lambisce” una mia proprietà, chiaramente riferendosi alla torre C2, l’unica che abbia queste caratteristiche.
Sostanzialmente: “Tolone fa baccano inutile attorno alla mia falangetta distratta che fa un errore come tanti – un 5 al posto dello 0, ed op-là la scala diventa, giusto giusto, 1:2500-, ma lo fa perché quella torre, la C2, lede un suo interesse, non per la gloria della Patria”.
Quindi ho riflettuto: ho più terreni danneggiati dall’apposizione del parco eolico, ed è ovviamente la legge a fissare un “interesse” al piano di esproprio come presupposto perché i cittadini possano legittimamente partecipare con le Osservazioni al procedimento.
Io non posso, ad esempio, oppormi in un procedimento al peggior piano criminale, nel quale abbia contezza che una ‘ndrina calabro-albanese, con procuratore a guinzaglio e legata a papponi della politica, voglia realizzare con qualche esproprio (poniamo) a Cosenza o a Crotone o a Viterbo: non avendo in quei luoghi terreni sottoposti ad esproprio io non ho titolo per farlo (lo voglia o meno), non ho “interessi” oppositivi all’esproprio in questione.
Non rappresento enti collettivi che si occupino di ambiente o territorio. Sono solo titolare del legittimo interesse legato alla mia posizione di proprietario in quanto cittadino espropriando.
Ma a Girifalco le “sezioni” di quest’esproprio che riguardano le mie proprietà a causa dell’eolico sono sette in totale. E fra esse non c’è connessione diretta alla torre C2, che appunto ricade su terreno confinante “lambendo” il mio, mi causa l’esposizione ad esproprio per la realizzazione di cavidotti, ma niente altro.
Tranne quel che “vede”, come sto per spiegarle, il lungimirante ing. S. F.: l’area di interdizione edilizia.
La torre A5, ad esempio, doveva essere posizionata in parte su un altro mio terreno; ora l’hanno spostata (la solerte Procura di Catanzaro, specie a mezzo dell’ingegnere-consulente di cui le dicevo prima, l’avrà sicuramente constatato).
Un’altra torre, sempre sottoparco A, genera un pari vincolo negativo allo sviluppo del mio terreno.
Miei terreni dovevano essere espropriati per realizzare le condutture dei cavi dell’elettricità, i cavidotti appunto.
Più in generale, come chiunque può capire se non è scemo (ecco!) un intero parco eolico collocato fra le case e su terreni attaccati al paese anziché in aree dismesse come recita la legge, genera questi interessi legittimi ed oppositivi dei cittadini, la cui legittimità non è rimessa alla Provincia di Catanzaro o ai relativi capi-papponi ma sancita dalle leggi della Repubblica Italiana.
Fino ad ora i latrati dei “cani da mandria” locali, di proprietà della Brulli e delle ditte susseguitesi al Comune, lasciati scorazzare su Internet, avevano sempre alluso, ma genericamente, ai miei “interessi” in artificioso contrasto con l’immensa fortuna del 50% dell’Utile Lordo del Parco che quel gran benefattore del Montorsi non vede l’ora di scucire in favore del Comune di Girifalco e della sua Comunità.

D. 50% dell’Utile Lordo? Bella cifra, no?
R. Bellissima, Montorsi l’ha anche ribadita in TV a Rainews24, aggiungendovi le tasse quindi la beneficienza per lo stato: un parco beneficienza. Immediatamente ho avuto le lacrimucce agli occhi, poi però non stavo nei panni per la gioia di averglielo sentito, per così dire,consolidare, fra due opzioni, a mezzo televisione.

D. Cosa c’è di male?
R. E lei vuole che glielo dica in questa sede? Non è che poi si vuole perdere il processo???
Facciamo così: lei ha un locale da adibire a negozio?

D. Facciamo finta di si…
R. Bene. Me lo dia in affitto, ci faccio un bel negozio di lusso; io le darò il 50% di quanto in cifre assolute di bilancio arriverò a qualificare “Utile Lordo”… Ovviamente la vera questione è un’altra ed è di tenore tutt’altro che ironico. Silent, please! Si vuole perdere il processo? (ride).

D. No, no. Prosegua allora…
R. Bene. Tornando al punto della torre C2, per la prima volta dall’autore del posizionamento delle torri, dunque per interpretazione autentica, scopriamo che per “miei interessi” (il che è, per legge, tautologico) egli pensa alla torre C2 ed a quel terreno.
Non direttamente occupato ma solo lambito dalla torre, con l’aggiunta però, rilevantissima, che sul mio terreno crea un’area interdittiva pari ai 500 mt. dal raggio della punta dell’elica, giusto i 500 mt. che sulle mappe catastali risultavano creati dalla falangetta di Siniscalco, involontariamente.

D. Si. La seguo.
R. Perché dunque quel fulmine di S. F. ce l’ha proprio e solo con il terreno interessato dalla torre C2 quando parla dei miei interessi?
Se poi lei rimuove il profilo soggettivo che mi riguarda, guardando più in generale la questione di fondo: come mai si arriva a fare le proverbiali (e materiali) carte false per posizionare il parco eolico fra le case abitate pur avendo altri e ampi spazi a disposizione?
Perché assumersi un rischio che con questo tipo di imprese – se così le vogliamo chiamare– è assolutamente fuori luogo ed inutile?
È la prima domanda che chiunque, dall’esterno, si porrebbe vedendo questo mostro, l’unico mostro eolico al mondo, cresciuto attaccato all’area abitata di un paese di Girifalco, ed alle sue case abitate.
Devono cercare vento, ovunque, il più possibile in punta di piedi perché conviene anzitutto proprio a loro, no?
Cui prodest, visto che il vento (se solo di vento si trattasse) poteva essere captato in grandissima, maggiore quantità dove si voleva e senza disturbo nonostante le pinzellacchere espresse dall’imbarazzante Montorsi a Report (“Lo so che il parco è impattante, ma se volevo il vento solo lì potevo prendermelo”).
Perché massacrare l’interesse di un intera comunità?
Dunque cui prodest?

D. La seguo sempre. Cui prodest?
R. Dopo questa affermazione, affascinato dall’ingegno dell’ingegnere, torno a riguardare le mappe false, e soprattutto le case che la sua falangetta ha fatto scomparire da esse.
Noto che la torre C2 è proprio quella che si accolla le maggiori attenzioni della falangetta che compie “errore di digitalizzazione”: attorno a questa torre “scompaiono” una quarantina di immobili su 90, quasi la metà del totale degli immobili scomparsi.
Praticamente la falangetta Siniscalco ha desertificato in toto i 500 mt. che segnano il raggio della torre C2. Fra esse innumerevoli case abitate ed alcune case di residenza, prime case. Intere famiglie dentro.
Ma ancora sul terreno interessato dalla torre C2, grazie al fulminaccio del Siniscalco F. mi torna in mente un episodio.
Ad aprile del 2008 dei lavori di manutenzione ordinaria ai canali di scolo ai margini della strada che costeggia il fondo in questione, furono impiegati ad hoc per preparare un danno gravissimo al terreno.
Si allestirono le cunette perché sia fatta confluire in un pozzetto di raccolta delle acque una quantità enorme di acqua piovana e di melma di risulta.
Da tale pozzetto poi, tramite un vecchio sbocco inutilizzato da più di un secolo, circa 150 anni, ad uso oramai estinto, si ottiene che tale enorme quantità sfoci sul fondo interessato dalla torre C2.
Ingegno ingegneristico pari all’elaborazione della scala falsa delle mappe, vero?
In via normale sarebbe bastato incanalare l’acqua facendole seguire la naturale pendenza perché sfociasse in un fiume appena più a valle.
Ma era l’opposto di quanto si aveva invece l’obiettivo di compiere: danneggiarmi e darmi un chiaro segnale intimidatorio.
Lei non potrà mai immaginare quale fosse l’Ente che diede luogo ai lavori… (ebbene si): la Provincia di Catanzaro.
Nello scambiare delle parole con gli operai sul posto, inoltre, mi fu detto che dietro la “manutenzione” c’era (indovini chi?)… le lascio la suspense.
Seriamente. Taccio sulla questione giudiziaria generata da questo segmento e che riguarda oltre che il “nostro” anche altri soggetti, e su un provvedimento “sballato” (come dicono i giovani) scritto da un magistrato che attraversava, allora, un momento particolare della sua vita.

D. Va bene. Ma scusi la domanda diretta, l’ing. Siniscalco Floriano avrebbe un’ossessione per questo fondo?
R. L’ossessione, magari comprensibile, è nei miei confronti causa la falangetta maldestra e un po’ bacchettata di recente, ma il punto è la ricaduta oggettiva che oramai è un dato di fatto dopo le sue dichiarazioni: quel terreno, pur fra altre sette situazioni analoghe, se non astrattamente più gravi.
Dopo le interviste del nostro fulmine ingegneristico, e dopo aver visto che (fra tanti) elegge il terreno lambito dalla C2, oggetto di attenzione affettuosa e costante, provo a chiedermi perché, contestualizzando.

D. Da quale punto di vista?
R. Diciamo (ride…) geo-espansivo-urbanistico-ndrino-eolico…
Questo fondo di campagna ha una certa posizione privilegiata, è pianeggiante e molto vasto in un quadrivio; costeggia la strada provinciale per un lungo tratto.
La strada in discussione è la millenaria Via dei Due Mari, serviva fin da tempi remoti per raggiungere lo Ionio dal Tirreno e viceversa, attraversando l’istmo delle Calabrie, ovvero il punto più stretto d’Italia, dove appunto giace Girifalco.
Ne parla, fra gli altri, persino Aristotele nella Politica.
Ragionando in termini contemporanei tuttavia, raggruppando alcuni dati, esso si colloca lungo uno snodo molto importante: sono in via di completamento e in via di realizzazione la strada che in 15-20 minuti collegherà Girifalco e Lamezia Terme, verso ovest; ed un’altra strada che connetterà Girifalco con molti paesini sul lato est/sud est.
Se lei guardasse dall’alto il posizionamento del mostro eolico di Girifalco vedrebbe uno sbocco naturale, come le ripeto, di intuito remoto, dove nel raggio di 15-20 minuti da est o da ovest si può servire un bacino di popolazione molto fitto, almeno per la zona.
Le strade sono provinciali (sempre la Provincia!), non oso neanche lontanamente farle indovinare chi sia il prestigioso ingegnere dall’impareggiabile acume che dirige i lavori di realizzazione di queste strade…

D. No…
R. Si, si tenga forte, è lui. Inutile aggiungerle a quale panorama siano riconducibili le ditte appaltatrici e subappaltatrici; quasi una banale conseguenza dirle che sono lavori fatti à la calabra, le strade crescono di giorno e crollano di notte o alla prima pioggerella; e che l’intronizzata alla Provincia (sempre la Provincia!) è molto sensibile acché non si parli male, da parte di qualche sporadica voce libera della stampa locale, di questi pluriennali lavori di realizzazione. Tanto il tempo c’è…

D. Mi sta dicendo che il medesimo ing. Siniscalco Floriano dirige i lavori di queste strade ed ha contemporaneamente un ruolo nel parco eolico di Girifalco?
R. È un fatto, l’ha detto lui: “consulente”. Il 18% assegnatogli da Montorsi era la cifra più alta di tutte.
Si è rilevata nella vicenda anche una drammatica assenza di fantasia, concordo.
Ma mi faccia nominare sommariamente le cittadine interessate che le strade avvicinano in termini di tempo al centro principale dell’area, cioè Lamezia Terme, rimanendo Girifalco il centro geografico, dunque: Girifalco, Maida, Iacurso, Cortale, Vena di Maida; Caraffa di Catanzaro, Borgia, S. Floro, lungo un’altra direttrice; Amaroni, Vallefiorita, Palermiti, Squillace…senza contare quelli un po’ più lontani.
Ad esempio il Piano Strutturale Associato include anche il comune di Settingiano, obiettivamente fuori mano da questa zona.
Allora, riflettendoci ci si può chiedere: e se ci fosse di mezzo la voluta, cercata, devastazione delle proprietà che costeggiano queste arterie (future prossime) per portare a cifra 0 il loro valore, a causa dell’area di interdizione nel raggio di 500 mt. dalle torri, e favorire la speculazione e la penetrazione di qualche gruppo economico (peraltro ampiamente visibile) che magari non è solo e soltanto economico ma anche qualcos’altro?
Anche limitandomi al solo parco eolico di Girifalco, e senza contare che – casualmente – le direttrici stradali in questione vedono ai loro margini spuntare torri eoliche come funghi, anche se in altri territori comunali, le sto parlando di un’area vastissima lungo cui si dipana questo parco eolico, specie nei sottoparchi A (5 torri) e C (3 torri), ma senza escludere il sottoparco B (quattro torri), per realizzare il quale le due ditte susseguitesi al Comune hanno ottenuto manu militari la sdemanializzazione di terreni sottoposti ad usi civici.
Ecco, immagini quante cose belle che un benefattore omogeneo al Montorsi può fare già solo sull’area del sottoparco B, ora che quegli “ingombranti” titolari degli usi civici li hanno mandati a pascolare altrove…

D. Di che estensione stiamo parlando?
R. Provi ad immaginare, partendo dal dato fattuale inequivocabile: 12 torri, centri ideali per un diametro di un kilometro ciascuna dovuto all’area di interdizione al suolo, ma molto di più quanto all’estensione del diametro di interdizione “naturale”, se considera che il rumore ed il rischio delle patologie conseguenti rende impraticabile un’area molto ma molto più ampia di quanto previsto per legge come interdizione.
Aggiunga cantieri et similia. Un’area estesissima.
Se non obbligato per altre vie (es. è l’unica casa che ho…), chi metterebbe su casa, anche sul proprio terreno, a 600 mt. per dire da una tale fonte di rumore e di obbrobrio alla vista?
Quali altre prospettive ha, in questo momento un qualunque proprietario di un anche misero appezzamento di terra, se non vendere al primo che capita ed al meglio che passa?

D. Quanti proprietari?
R. Se questa è la demarcazione dell’area di “appetito” della ditta “mappe false” e collegati, i proprietari sono innumerevoli sicuramente, ma veramente non saprei quantificarli.
Assuma una media di 10-15 proprietà a torre (al di là di quella su cui materialmente la torre ricade) ma è anche poco, quanto meno per i sottoparchi A e C; tutte proprietà di diversi soggetti che saranno servite da queste strade realizzate dall’ingegnoso ingegnere.
Aggiunga tutta l’area del sottoparco B, oramai sdemanializzata apparentemente per il parco eolico.
Aggiunga, ironia delle ironie, che praticamente il “futuribile” acquirente praticamente – ove proprio dovesse averne bisogno a causa di ditte amministrative “futuribili” ostili ai suoi piani – si troverebbe con volumetrie già accatastate: quelle delle case scomparse dalle mappe false!
Proprietà che sono scaturite da sacrifici di centinaia di cittadini, non regalate da qualche corrotto della politica come i posti in ospedale o in qualche ufficio provinciale, ma che adesso la scelta del nostro multivalente ingegnere porta a valore zero.
Praticamente laddove il paese doveva naturalmente espandersi, ancor di più dopo la realizzazione delle arterie in discussione che valorizzano queste proprietà terriere, si colloca stranamente un parco eolico, ma non un parco eolico qualunque.
Questo è il primo parco eolico, le début nel campo dell’eolico, dell’infaticabile Montorsi e della sua Brulli (quasi che d’improvviso dopo i mulini ad acqua repentinamente abbia avuto visioni notturne di pale che girano al vento) che fino a questo punto avevano stabilito relazioni affettuose in loco con la ditta “mappe false” solo grazie ad una centrale idroelettrica, anch’essa peraltro…
Perché la conversione eolica del nostro amante di bird–listening e perché si realizza tutto l’illecito possibile ed immaginabile per realizzarlo in fretta e furia?
Ma anche al di là della voglia di mettere tutti i danneggiati di fronte al tradizionale fatto compiuto (giusta la falsificazione scientifica delle mappe catastali e come emerge chiaramente dalla prosa del Montorsi: “quali sono gli interessi di questi signori? Perché non escono fuori i proprietari delle altre 90 case?”) ricorrendo a tutti questi reati è elevato il rischio economico, così come quello di responsabilità penali gravissime.
Dunque cui prodest quest’operazione?

D. Intende dire una sorta di Piano regolatore in negativo. L’eolico usato come testa d’ariete per sdemanializzare alcuni terreni ed abbattere i prezzi di altri che invece dovevano valere molto ma molto di più al compiersi di un’area urbana ampia e così collegata.
R. I fatti. Non penso all’eolico come finzione, non necessariamente, penso che tra le missioni di medio-periodo c’è anche, in punto obiettivo, quel che le sto dicendo.
Salvo scemaggine macroscopica, il che per antica tradizione di alcuni protagonisti, non è da escludersi.
È un interesse gigantesco, finanziariamente superiore all’eolico, che, partendo dall’ossessione del S. Floriano per la torre C2, si può evidenziare obiettivamente e senza tema di smentita, concorrente se non prevalente sulla sola captazione del vento che, per evitare di parlarle di altri dati strutturali della vicenda criminale, ancora attribuiamo al Montorsi, e che costui non poteva che (ma proprio non poteva che) realizzare in quei posti equelle aree (come dice lui a Report).
A geometria variabile ed a torri mobili. Oggi ci sono, e domani, magari finiti ad esempio gli incentivi statali, chissà!!!
Però, nel frattempo, qualche benefattore dello stesso stampo del Montorsi si potrà fare avanti e comprare questi terreni al valore odierno, che a causa delle torri dell’ingegnere Siniscalco e della cricca “mappe false”, in un’area vastissima e centralissima della zona, è pari a zero, letteralmente zero.
Un parco eolico multifunzioni. Si fa qualcosa con il vento (non aggiungo altro, venga al processo…), ma di sicuro – ripeto, di sicuro – si porta a valore zero quel che domani o dopodomani avrebbe valore mille: i terreni adiacenti a queste arterie stradali.
Pensi al sottoparco A, zona Pranci o Affacciata di Cortale, 5 torri, ed alle vaste estensioni proprietarie massacrate; centinaia di soggetti: distano 1 minuto da queste arterie viarie volute dalla Provincia di Catanzaro (sempre la Provincia!). A regime: 10-15 minuti da Lamezia Terme.
Qualche “amichetto” con legami giusti adesso può farsi avanti, comprare tutto per niente o il niente relativo, o comunque, sicuramente, a costi massacrati dal parco della ditta “mappe false”, e domani costruirci, ad esempio, un bel villaggio moderno abitabile, con vista sulla valle, stupenda, che c’è sotto.
Magari, chissà, indovini a quale ingegnere/consulente si affiderà il lavoro…
Ecco, magari, c’è da pensare, la nuova ditta ed il personaggio che la guida, la ditta “scala falsa ma distanze rispettate”, con allegati i difensori dei poveri e degli oppressi, impiega un semestre per approvare la Variante proprio per questo.
Come “posizionarsi” a fronte di questo orizzonte strategico.
Intanto i risultati sul “cambio della guardia territoriale” sono stati immediati e tangibili.
Abbiamo fatto loro un bel regalo con le Osservazioni alla Variante, non c’è che dire!!! Che ingrati! (ride)
Ma qui, quanto al “posizionamento” della seconda ditta, ci addentriamo in uno degli altri punti di osservazione che riguarda anche la Procura, taccio ancora.
A proposito, inoltre: sa che praticamente non è stato posto in essere nessun esproprio?

D. Cioè? Nessuno dei proprietari è stato espropriato?
R. Esattamente. Molti consenzienti ovviamente, i proprietari dei siti delle torri per 5.000 euro all’anno (meno della pensione sociale) e pensi che valore avranno fra poco i loro terreni…
Molti “aggiustati” con le buone o con le cattive, ma… la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera Parco Eolico Girifalco, con le relative, annesse prescrizioni interdittive?

D. A quale scenario pensa quanto ai gruppi economici?
R. Ho idee di scenario, appunto, ma autorevolmente corroborate da uomini del mestiere, intendo che si occupano di delinquenti dell’ingegneria.
Il peggio che potesse capitare in tema di criminalità calabrese. Le relazioni fra i vari gruppi che si sono relazionati a loro volta, negli anni, con le ditte a Girifalco sono note.
Ma non è difficile trarre conclusioni già dai soggetti all’opera, con le relative concatenazioni e relazioni personali: sono un campionario della fauna calabrese, multicolore e multifunzione: non ci faranno mancare nulla, hanno pensato proprio in grande!
Poi i fatti inequivocabili: dalle mappe false pur di posizionare lì e solo e soltanto lì le torri, difese a suon di bombe, invasioni di terreno intimidatorie ed incendi ai miei danni, le piroette togate.
Una strana (stranissima) faida interna alla ‘ndrina di Vallefiorita, che consegue all’incendio doloso e raffinato, a marzo di quest’anno, di una delle torri del parco.
Centrale, va sans dire, l’attività della Procura di Catanzaro.
Immagina che questo tipo di sodalizio possa fermarsi di fronte ad un proprietario o due che vogliano “alzare il prezzo” della loro proprietà?
Ma, come può comprendere, se le ho reso chiaro uno dei “punti di osservazione” al di là della pur gravissima vicenda strutturale del parco eolico in sé e per sé, da cui è dato valutare l’approccio “originale” della Procura di Catanzaro, qui mi fermo per obbligo verso gli inquirenti. Gli altri inquirenti.

D. In generale: perché l'attenzione di media e magistratura si è focalizzata solo ora sull'eolico in Calabria?
R. Sui mass-media non saprei risponderle, sinceramente. Ma è evidente che la sintesi e l’incontro tra buono ed ecologico per definizione, le energie alternative, e la mafia più potente del mondo, doveva generare fisionomie criminali di una certa attrattiva per l’informazione. Era questione di tempo.
Sulla magistratura dipende dai livelli e dalle competenze della stessa cui lei allude.
Ad esempio, sulla magistratura competente sui reati commessi da magistrati della corte d’appello di Catanzaro non saprei proprio rispondergli: è un dato di fatto che le attitudini della fauna togata che operava in quelle zone era nota certamente, non l’ho scoperta io.
Dopo clamorose vicende recenti, interne agli uffici giudiziari, le medesime attitudini erano note anche al CSM, questo lo sappiamo per certo.
Dunque è evidente che la vicenda dell’allocazione delle turbine eoliche e delle energie alternative in genere in Calabria non possa essere compresa e valutata se non partendo dal capitolo inerente all’attività della magistratura stessa.
Qualche amico magistrato potrà storcere il naso, a qualcuno potrà sembrare esasperato, ma se c’è una cifra che unisce certe persone e le demarca da certe altre, a prescindere dalle professioni esercitate, e se questa cifra è l’assimilazione morale del Giusto e del rispetto della Legge ovunque e soprattutto nell’esercizio delle proprie funzioni, specie se in quella che è sacrale in uno Stato di Diritto, e cioè quella di magistrato, allora chiunque conosca certe situazioni, seppur a malincuore come me, dovrà dare atto che il problema esiste ed è epidemico.

D. La magistratura di Catanzaro sembra suscitare un’allerta permanente.
R. Comprendo la genericità naturalmente “pubblicistica” dell’affermazione, ma guai a noi se non ci accolleremo la fatica di distinguere fra singoli magistrati, così come si fa per normale igiene della verità dei fatti. Le dico che da cittadino mi augurerei che tutte le procure ed i tribunali d’Italia abbiano professionisti pari ad alcuni presenti negli Uffici di Catanzaro.
Nel caso di qualche elemento deviante però, posta la delicatezza di questa professione, meglio l’allerta che il silenzio assordante, no?
Se poi lei allude ad un più ampio, sebbene meno cogente, “sistema di cultura giudiziaria”, che rapporta un magistrato e le sue funzioni al tempo ed al luogo dove opera ed all’ambiente professionale che lo circonda, allora le suggerisco di assumere, pur nella forma più asettica e critica possibile, le informazioni in punto di fatto riportate nel libro Il caso Genchi: storia di un uomo in balia dello Stato.
I fatti, le circostanze ed i nomi. Nulla di più. E da cittadino auspico ben più che l’allerta cui lei fa riferimento.

D. Ovviamente anche in questa vicenda dell’energia alternativa.
R. Per l’eolico le basti qualche dato e qualche domanda, che le rappresento in sintesi estrema: il “collo di bottiglia” dell’iter procedurale amministrativo, la sede di un controllo da cui tutti i progetti dovevano passare è il famigerato Nucleo VIA (valutazione impatto ambientale) della Regione Calabria.
Il livello rosso di allarme-corruzione presso questo Nucleo VIA, specificamente e soggettivamente individuato anche con le genealogie politiche e della “catena alimentare”, risale forse al 2005.
Si pappava e si sapeva, per nomi e cognomi, sopra ogni (non)controllo.
Addirittura la stessa normativa sull’eolico era stata preventivamente sottoposta, da parte dei politici che dovevano adottarla, al gradimento di queste bande del vento. Inclusa la fissazione delle distanze in 500 mt.
Immagini dunque a quale livello di allarme si era, mentre il Nucleo VIA, serenamente e pur consapevole dell’attenzione degli inquirenti, sfornava provvedimenti.
Le basti dunque ricostruire le note “questioni di competenza” sui fascicoli viandanti occorse in Calabria, ed il tempo che hanno portato con sé prima che si possa festeggiare, prossimamente, Santa Prescrizione per alcuni reati, e veda se le paiono congruenti, in base alle modalità con le quali sono state affrontate, con l’emergenza della mafia più potente del mondo che si è data, per molte vie ed alla luce del sole, appuntamento nelle energie alternative.
Altro dato, conseguente: l’assegnazione in esito di circa 135 faldoni di inchiesta sulla questione energie alternative ad un solo, valoroso ai limiti dell’eroismo, PM della Procura di Catanzaro.
Se però ci si pone in prospettiva esterna al fenomeno, una volta composta la posizione funzionale di certe modalità di esercizio dell’attività giurisdizionale rispetto ai sodalizi in discussione, allora forse (forse) chissà che qualche dilazione strumentale e favorevole a questi consorzi criminali all inclusive come i villaggi-vacanza, su base tempo-competenza-prescrizione, non possa essere rilevata.
Alcune cadenze cronologiche destano perplessità.

D. Immaginiamoci gli effetti.
R. Le conseguenze presumibili sono note, i denari per i forchettoni refluiranno in qualche “investimento” riconducibile a…, e queste bande di locuste tamarre avranno qualche appartamento e villa in più da mostrare ai pari loro, e quelli per le ‘ndrine nelle varie tipologie delle attività note e devastanti sul territorio: a fronte del prossimo sequestro di qualche sofisticato bazooka non apparterrò a color che si meraviglieranno.
Cose note e preventivabili anche senza sfere di cristallo, perciò è obiettivamente difficile supporre che certe sgangherate attività giurisdizionali – chiamiamole così – siano state compiute di nascosto, in notturna e in solitaria.
Mi è dato rilevare anche il dato gius.economico: qual è l’impresa che viene da qualunque parte dell’Europa in Calabria remota, investe fior di quattrini in terra di feroci ‘ndrine, con esse si accorda serenamente oppure ob torto collo in qualche forma (pizzo; compartecipazione finanziaria; movimento terra appaltato o subappaltato; assunzioni forzate; etc.) e non denuncia alcunché.
Corrompe e compra tutto quel che c’è da comprare fra i ranghi della P.A. (a Girifalco i membri di interi pacchi famiglia, si spera entro i limiti della decenza…) e non denuncia alcuna concussione.
Lo fa ben sapendo che anche un mezzo orbo avrebbe visto il malaffare, e dopo tutto questo (a voler sintetizzare) teme anche che arrivi qualche indagine di qualche Procura a rompergli il giocattolo e fargli perdere tutto?
Ecco, per l’attenzione della magistratura, detto con estrema pacatezza: occorre cominciare dalla natura, il merito e i contesti, anche personali e familiari, in cui sono maturati i provvedimenti – tutti – aventi ad oggetto la vicenda dell’eolico in Calabria.

D. Quali sono i metodi e gli strumenti a suo avviso più efficaci per contrastare l'illegalità nella sua Regione e nel Sud Italia?
R. Chiusura da comiziante a ruota libera??? Mezzo matto da Hide Park, Speaker’s Corner?

D. A ruota libera.
R. A mio avviso… Non ho competenze e crediti mafiologici caro dottore, mi interessa leggerne qualcosa, di tanto in tanto. Ho moltissimi amici fraterni, colleghi di studi e compagni di collegio (fratelli di una vita da cui traggo onore e determinazione) che vi lavorano giorno dopo giorno.
Vivendo il fenomeno mi piacerebbe che un giorno, ad esempio, le misure che vengono richieste da uomini e professionisti della statura ed esperienza del dr. Nicola Gratteri potessero divenire effettive nel quadro normativo in vigore.
Certo, queste aree di collusione ed incidenza para-‘ndranghetistiche vengono colpite anche oggi, ma se lo fossero ancor più duramente il fenomeno sarebbe drasticamente, notevolmente ridotto e contenuto. Questo è certo. Da mero lettore del problema non mi pronuncio certo sul dilemma dei penalisti del concorso esterno in associazione mafiosa, ma è sicuro che se si colpisse più duramente, al massimo, il “crimine mezzo”, l’associazione mafiosa, indipendentemente ed a prescindere dai “reati fine” le cose cambierebbero molto.
Il fenomeno criminale, nell’osservazione dalla mia esperienza di normale cittadino, lo assumo poi alla luce del principale dei problemi entro la Logica dei Gruppi (e lei immagina quanto io, con M. Olson, abbia simpatia per questa teoria), che è la stessa percezione dell’antigiuridicità del proprio modo d’essere, di agire professionalmente, di relazionarsi al contesto sociale: l’illecito moderno, la sua componente danarosa elevata, coagula ben al di là della sezione ricoperta dalle ‘ndrine, seduce al di là dello stesso coinvolgimento diretto.
Esse aggiungono certo il plusvalore della violenza, controllo del territorio (che in questi casi è tornato utile) e di immense quantità finanziarie frutto di illecito, ma il vero letamaio è dove sono le componenti satellitari (politici, amministratori, etc.) che gravitano attorno alle ‘ndrine.

D. Non è una scoperta nuova.
R. La presentavo come prassi vissuta, ci mancherebbe, una conferma.
In senso problematico, in Calabria capita di dover ancora pervenire alla nota demarcazione cui ambiva il dr. Giovanni Falcone già come riprova di successo, la demarcazione netta fra Stato ed antistato.
E se anche vi si perviene in singole situazioni, capita altrettanto che si sia dissolto il contenuto etico della demarcazione stessa. Il che implica un peggioramento della situazione, su un piano quasi psicologico: un personaggio a servizio delle cosche (metta un funzionario di un Ente pubblico o un PM) non genera quella repulsione e la nausea istintiva presso i suoi colleghi, i più integri, che ti aspetteresti; quasi come parlare di una pianta grassa in Amazzonia, parte normale del paesaggio.
Riesce ad immaginare un cardiochirurgo nel cui animo aleggi, consapevolmente ma insopprimibile, un spettro da serial killer perché vive fra tribù che praticano l’omicidio di massa?
Ecco, l’accettazione e l’abbraccio dell’antigiuridicità, persino quando abbia forme ‘ndranghetistiche, è il preoccupante indicatore che ho rilevato diffusamente.

D. E come ci si convive, anche nei ruoli e nelle professioni che invece sono predisposti a fronteggiare la mafia?
R. Ammantati da uno pseudo realismo veramente privo di basi scientifiche, spesso banale, sempre espressione della logica dei gruppi: arresi all’ambiente, si ritiene che esso crei, galvanizzi, coinvolga, funzionalizzi, sedimenti ed alla fine quasi quasi spieghi se non proprio “giustifichi” il comportamento del singolo. L’altra volta le parlai, ricorrendo a Lukes, della metafora di “liberals and cannibals”, ecco, immagini qualcuno che decida di passare al cannibalismo anziché combatterlo come dovrebbe ed avendone le armi, in omaggio all’ambiente, sperando illusoriamente di trascorrere la sua vita senza essere, prima o poi, divorato egli stesso.
I parametri esterni, con la loro funzione inibitrice quando non addirittura orientativa di segno inverso, si sono dissolti, persino quando essi abbiano richiesto un giuramento, personale e non dovuto altrimenti, sulle Leggi della Repubblica e la Costituzione per poter indossare una toga.
Come certi libri di esploratori inglesi che rilevavano la sifilide diffusa in alcune tribù al punto da essere ritenuta una componente organica, anche presso “l’uomo della medicina”: sembrano tutti uomini di mondo, che la sanno lunga, l’imbecille sei tu.
Mi permetto di evocare un’evidenza: a Reggio Calabria, il “nuovo corso” nel fronteggiare con efficacia le ‘ndrine, questa che pare una salutare rivoluzione, con tutto quanto di positivo cui stiamo assistendo, nasce anzitutto nel “modo di porsi” di fronte alle associazioni mafiose ed all’area grigia del “concorso esterno”. Da parte della Procura, ordinaria e generale. Non sono cambiate le leggi ma solo il “modo di porsi” degli organismi inquirenti sotto le nuove direzioni.
Per questo, forse, anche a Catanzaro è possibile sperare che si sia aperta una finestra, uno squarcio nel sistema e si “scopra” che ci sono uomini di potere e politici, anche senatori e deputati, nonché i loro camerieri scodinzolanti nei vari settori delle amministrazioni, collusi con le ‘ndrine.
Non mi faccia aggiungere altro.

D. Noi speriamo, la ‘ndrangheta, i cannibali, avanzano.
R. Si ma non sono invincibili, né invisibili. Le forme espansive delle ‘ndrine sullo Stato sono insinuanti non eclatanti o radicali, se non per extrema ratio o se opportuno, bilanciate le conseguenze.
I gradi ed i livelli di interconnessione degli strati che legano le ‘ndrine con i piani alti della gerarchia sociale sono molti e non implicano salti radicali.
È proprio difficile che un capomafia si senta abitudinariamente al telefono con un procuratore.
Se manteniamo la metafora, per poter arrivare al vegan raffinato che sta al vertice il cannibale che sta alla base ha bisogno di alcuni gradi di sostituzione e presentabilità “alimentare”: chi meglio di un parlamentare messosi in “affari”?

D. Nessuna soluzione praticabile per questi comportamenti. Come si suol dire: “è tutto a posto”.
R. Se mi permette uno svolazzo, rimane, a mio avviso, il liberalismo giuridico, quello che siamo abituati a chiamare, in senso strettamente teorico, Stato di Diritto, meglio se Stato delDiritto.
Ridurre lo statalismo, funzionale alla corruzione, né al benessere né alla crescita socio-economica, e che in Calabria, area sottosviluppata e perciò destinataria di somme colossali da varie fonti statali e sovranazionali, ha un teatro elettivo dove recitano i cleptomani ammantati di “bene pubblico”.
Ma anche per rigenerare la virtù e la morale dei diritti nell’individuo. Badi che fu un’importante lezione sul moderno del prof. Hayek a stigmatizzare gli effetti perversi cui avrebbe condotto in generale la carenza dell’attitudine al “dover decidere”, presso battaglioni e battaglioni di slinguazzanti dello statalismo. Impiegato a vario titolo nei rispettivi falansteri, quando nessun esito o risultato della sua azione, positivo o negativo, dipenda dalla qualità della sua decisione.
Un’attitudine pecorile che per di più ti fornisce sbobba, stipendio, quieto vivere e anche qualche tangente extra con cui comprare l’appartamentino nella città del centro-Italia dove fai studiare i figlioli.
È un fattore da tenere presente, anche per il futuro prossimo, non immagini calabresi onesti e vivaci “costretti” a soggiacere alle forze brutali della mafia. Ci sono molti casi di vittime, ma non è sempre così.
Al netto delle aree di chiara complicità e collusione v’è un’area vastissima ma molle civilmente, l’atteggiamento agnostico che è il vero brodo d’indifferenza dove crescono questi fenomeni.
In tempi di guerra non basta essere “brave persone” occorrono bravi patrioti, l’accidia civile non è meno funzionale allo sviluppo delle ‘ndrine, quindi non è meno colpevole.
Avvicinare i centri decisionali, titolari di poteri pubblici, alla realtà territoriale ed elettorale entro aree sociali totalmente controllate dalle ‘ndrine e dalle loro propaggini nel campo dell’Amministrazione, se non adeguatamente governato dalla Legge, potrebbe essere il colpo letale per la Calabria.
La diagnosi contrasta – apparentemente – con l’idea liberale che poc’anzi evocavo, lo so, ma perché vorrei evidenziare la mancanza delle premesse di base, da cui poi si produce il rovesciamento del parametro, cioè la stessa premessa di Sovranità.
Nella norma: chi controlla il territorio in Calabria? Quali leggi si applicano? A quale Stato appartiene questa Regione? Siamo al fattore zero della configurazione politica moderna, l’ordinaria Sovranità.
Le Camicie Rosse volevano ben altro 150 anni fa; non è questo quel per cui combatterono i vecchi scozzesi, ed è perciò qualcosa per cui vale la pena di continuare oggi, nelle mutate forme, senza nessuna paura che non sia quella di perdere la Libertà e quindi la tua stessa dignità di uomo.
Ricorda il dr. Borsellino? “La bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
Ecco: il puzzo del compromesso morale… Non aggiungo altro.
Ritorno: si deve prendere ordini solo dalla Legge, e se proprio devi prenderli dagli uomini sii almeno sicuro che siano uomini che ne valga la pena; un conto il generale Garibaldi o il mio Caposcelto alla Nunziatella, un conto una banda di parvenu semianalfabeti che lasceranno un solo ricordo: hanno rubato ed erano buoni a nulla persino come delinquenti.
Le ho detto quel che potevo dirle in maniera tassativa, mi capisca; siamo solo all’inizio di questa vicenda.
Comunque vada a finire grazie ancora per la sua attenzione. Mi permetta un Viva l’Italia!

di Lorenzo Castellani
ildomocratico.com