lunedì 10 ottobre 2011

Ciak si gira Gioacchino Genchi miglior attore non protagonista



Gioacchino Genchi miglior attore non protagonista







Se vedi un thriller, disturbato da troppe pubblicità, perdi il filo. E la suspense. Le proposte commerciali incombono. È già tanto se arrivi alla fine, per avere la soluzione del giallo. Lo stanno girando a Catanzaro. All'interno del Palazzo di Giustizia. I ciak sono mirati. La trama tutta d'un pezzo avrebbe ingenerato una rivoluzione. Ma queste, si sa, sono ferme a qualche secolo addietro. A fare da tornasole il famigerato Archivio GenchiArchivio Genchi di qua e Archivio Genchi di là. Bussola e valvola di sfogo. Bussola per chi aspetta impaziente la fine del film, se arriverà mai. Valvola di sfogo per tutti i protagonisti delle inchieste per le quali Gioacchino Genchi ha fatto da consulente informatico. "Il più grande scandalo della Repubblica", tuonò da Olbia Silvio Berlusconi, aprendo il tiro a bersaglio contro Genchi, a cui non si sono sottratti nemmeno autorevoli esponenti della sinistra. E venne stroncato sul nascere. Troppe le verità che aspettavano, e aspettano, di essere rivelate. Troppi i misteri. Troppa la collusione fra indagati e giudici. Troppe le tavole imbandite per essere vere. Ma ci sono state, è questa la mezza verità. L'altra si è dispiegata in atti giudiziari, che chiamare allegri è dire poco. Sarà questo il vero scandalo?
Salvatore Murone, già procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Catanzaro, già delegato alla Direzione Distrettuale Antimafia ed ai reati di terrorismo e contro la pubblica Amministrazione, già presidente del Tribunale a Lamezia Terme, nonché titolare dei fascicoli sulle ultime intimidazioni ai danni dei magistrati di Reggio Calabria, verrà trasferito quanto prima. Provvedimento cautelare del Csm, Consiglio superiore della Magistratura. Per "incompatibilità ambientale". In attesa di conoscere le motivazioni ufficiali non si può non rilevare quanto il Consiglio dei Ciechi dei Sordi e dei muti, per dirla con Marco Travaglio, si sia accorto di qualcosa. Finalmente. I rumors insistono nel riferire che la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso di Pandora della Procura di Catanzaro, sarebbe stata una certa sua "incompatibilità" in alcune inchieste recenti, recentissime. Murone non è il novellino di turno. È grande e vaccinato. Un suo trasferimento, dunque, sarebbe un colpo di scena.
Lui è quello che assolse - si apprende sul libro verità: Il Caso Genchi: Storia di un uomo in balia dello Stato di Edoardo Montolli, edito da Aliberti - da presidente del collegio giudicante di Lamezia Terme, Francesco Iannazzo, appartenente all'omonima cosca, nell'ambito dell'indagine istruita dal pm Gerardo Dominjiannisull'uccisione dell'avvocato Torquato Ciriaco. Cioè, due mesi prima sente al telefono il cugino di lui, il boss Vincenzino Iannazzo. E poi lo assolve. I continui contatti tra il giudice e l'avvocato di lui, dell'imputato, Francesco Gambardella, sono il prequel. Fatti successi cinque anni fa. La famiglia Iannazzo ritorna in questo scenario noir, è il sequel.
Vincenzo Falbo è un ragazzo come tanti. Di Lamezia Terme, come Murone. E' sposato con una donna della famiglia Iannazzo. Ma s'innamora di Katia Fazio. Lavorano insieme in un supermercato del mecenate Antonio Saladino. La cosa non si può fare. Si mobilitano tutti. Ciellini e vescovo Antonio Cantafora. Le corna non sono benviste né dalla Chiesa e né dal neoreligiosismo imperante. Nemmeno quando i due decidono di andare a vivere insieme. "Non rovinare famiglie, mettiti almeno con quelli non sposati", le viene detto. Lei è caputosta, cocciuta come tutti i calabresi. La minacciano. E, infine, le sfregiano il viso. Per marchiarla per sempre. E' un delitto d'onore a volte l'amore. Ritorniamo a Murone. Il 26 marzo 2008 viene ucciso sulla Due Mari, tra Catanzaro e Lamezia Terme, Antonio Longo, titolare della Tecnovese e in strettissimi rapporti con Mariano Lombardi, capo della Procura e di Murone e di de Magistris. Al centro di commesse rilasciate dal commissario per l'emergenza ambientale Giuseppe Chiaravalloti e, secondo il pm napoletano, anche al centro dei lavori alla Trasversale delle Serre di Giancarlo Pittelli e Giancarlo Elia Valori. Per Murone non era un omicidio a sfondo mafioso. Non doveva occuparsene la Dda di Catanzaro. Ma Murone non è che sia proprio a favore delle famiglie 'ndranghetiste. Tutt'altro. Lo prova il suo lavoro nel processo per l'omicidio di Salvatore Aversa, freddato insieme alla moglie il 4 gennaio 1992. L'anno delle stragi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a Palermo. Nel giro di venti giorni vengono arrestati Giuseppe Rizzardi e Renato Molinaro, due personaggi che graviterebbero intorno alla famiglia Andricciola, emergente nel lametino. Li inchioda l'ex fidanzata di Molinaro, Rosetta Cerminara. Il pm è Mariano Lombardi. Il sostituto Salvatore Murone. Il trionfo della Giustizia, si disse. Un anno dopo la Procura segue un'altra pista. Si appella il Murone. È sicuro della colpevolezza di Rizzardi e Molinaro. Tra assoluzioni e ricorsi si fa l'anno 1999. La sentenza definitiva dipana un altro scenario: la cosca responsabile è quella dei Giampà-Cerra-Torcasio. La Rosetta voleva solo vendicarsi del suo ex. Un'interpretazione degna da premio Oscar. Con tanto di medaglia al valor civile ricevuta e poi, infine, sequestrata. Chissà perché Murone e Lombardi non hanno visto quello che avrebbero dovuto vedere. E chissà perché hanno incolpato quelli che non avrebbero dovuto incolpare. Chissà. L'unica a pagare per calunnia è stata la Rosetta.
Lombardi dovrà rispondere il prossimo 3 novembre davanti al gup di Salerno, insieme alla compagna, Maria Grazia Muzzi, e al figlio di lei, Pierpaolo Greco, aGiancarlo Pittelli, senatore del Pdl, Antonio Saladino, leader della Compagnia delle opere, Giuseppe Galati, ex sottosegretario alle Attività produttivee allo stesso Murone, della sottrazione illecita del fascicolo Why Not a Lugi de Magistris, di falso e corruzione in atti giudiziari. Colpo di scena.
Alfredo Garbati è un ex sostituto procuratore di Catanzaro. Per Gioacchino Genchi era un perfetto sconosciuto. Solo un nome come tanti nella rete delle inchieste di de Magistris. Quando, però, Salerno perquisisce e sequestra gli atti delle indagini il consulente viene a sapere il posto che occupa. Non solo un conoscente, ma anche il pm che deve capire e giudicare i contatti di lui medesimo con Maria Emilia IntrieriNicola AdamoEnza Bruno BossioMarco Minniti. Incontri incrociati e ravvicinati del quarto tipo, anche con Antonio Saladino. Tutti a vario titolo interessati al proseguo dell'inchiesta. Il motivo dell'amicizia cambia. Colpo di scena.
A chi viene affidato il coordinamento di Why Not dal nuovo procuratore Enzo Iannelli? Proprio a Garbati. La cui posizione oggi è archiviata insieme a quella diEnzo Iannelli, attualmente consigliere della Corte d'appello di Reggio Calabria,Domenico De Lorenzo, ex sostituto generale, e Salvatore Curcio, sostituto procuratore nell'indagine sul cosiddetto "scontro tra Procure", quella di Catanzaro e quella di Salerno. Ancora colpo di scena.
L'Archivio Genchi non si può scoprire tutto d'un botto. Si fa desiderare. Lo nascondono. Potrebbero saltare molte altre poltrone più di quante ne siano saltate. Potrebbe cambiare lo status quo della Procura e dei poteri. La parolaArchivio è stata creata apposta, che poi è solo l'insieme dei dati di traffico delle inchieste che gli stessi magistrati hanno richiesto. Incute mistero, chissà che ci sarà dentro? Scandalo: questo qui, che è pure un consulente privato (poliziotto in aspettativa), come si permette di dire certe cose? Inquietudine, suggerisce qualche giornalista. Quello che provano gli stessi protagonisti nell'apprendere di farne parte, loro malgrado. E loro malgrado giudicare se stessi. E quindi due le scelte. O mettersi da parte. O stoppare Genchi. Meglio la seconda. C'è lo status quo da preservare.
E magari quando saranno rese note le utenze dei cellulari coperti, venute fuori dall'indagine Energiopoli di Pierpaolo Bruni, che Salvatore Cirafici, procuratore della Wind Telecomunicazioni, ha distribuito ai suoi amici, magistrati, avvocati e commercialisti della Catanzaro bene, avranno la faccia tosta di dire che è sempre opera di Genchi. Magari. Non saranno uscite dai servizi deviati e occulti, circa duecento numeri di telefono irrintracciabili, ma dall'Archivio del consulente e del perito informatico. Sarà stato lui ad avere orchestrato tutto. C'è un Archivio per ogni esigenza e un Genchi per ogni stagione.
Chi si ricorderà del filo del film iniziato nel lontano 2002, quando nei pressi dell'acquedotto del Comune di Gerocarne (VV) furono rinvenuti all'interno di una Fiat Panda i cadaveri dei fratelli Giuseppe e Vincenzo Loielo, di 36 e 34 anni? Chi si ricorderà che fu recuperato un telefono cellulare Samsung usato dai killer che dritto dritto, senza nemmeno saperlo, portò al cellulare di Giancarlo Pittelli, che sbrogliò mezza matassa di Poseidone fino alla revoca dell'incarico al superconsulente? Chi? E forse sarà troppo tardi. Bisognerà riavvolgere il nastro. Perché nel frattempo la storia avrà fatto in tempo a cambiare il suo corso.
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Per gli altri ciak si consiglia di leggere per intero il libro sul Caso Genchi, senza intermezzi pubblicitari. La trama, però, è ancora tutta da scrivere. Non disperate, i colpi di scena non mancheranno.